Scuole, gli operatori delle mense «Noi dimenticati, siamo invisibili»

L’AQUILA. Sono fermi dal mese di marzo e non sanno se torneranno a lavorare a settembre. Come in tutta Italia, anche in città c’è forte preoccupazione tra gli operatori delle mense scolastiche: in...
L’AQUILA. Sono fermi dal mese di marzo e non sanno se torneranno a lavorare a settembre. Come in tutta Italia, anche in città c’è forte preoccupazione tra gli operatori delle mense scolastiche: in tutto 120 persone, dipendenti della ditta Vivenda, che dal 27 giugno non hanno più alcun sostegno economico, ma neanche certezze per il futuro. Mercoledì scorso una delegazione di lavoratori ha inscenato un sit-in davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale, in via Ulisse Nurzia, mentre si svolgeva il tavolo con il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. «Non era in programma un incontro», spiega Donatella Ascaride, portavoce degli addetti del servizio mensa, «ma abbiamo voluto esserci, per ricordare al ministro la nostra situazione. Si parla di riapertura delle scuole a settembre, di come organizzare le lezioni, di personale scolastico. Ma nessuno ha finora affrontato il problema della refezione: eppure dietro a questo servizio ci sono tanti lavoratori che restano appesi. Verranno riattivate le mense scolastiche? E in che modalità, visto che i refettori sono perlopiù ospitati in piccole aule? Se lo chiedono le famiglie e se lo chiedono gli addetti, che rischiano di rimanere senza lavoro».
Gli operatori delle mense delle scuole cittadine gestite dal Comune – infanzia, elementari e medie – hanno percepito, durante l’emergenza Covid, la cassa integrazione in deroga, anche se per alcuni ci sono ritardi nell’erogazione. Dal 27 giugno, come accade di solito nei mesi di luglio e agosto, sono senza alcun reddito: «Ma quest’anno», sottolinea Ascaride, «non sappiamo se a settembre rientreremo, in quali scuole e in che modo. Un’incognita che preoccupa 120 famiglie. Tra l’altro», sottolinea Ascaride, «abbiamo percepito in questi mesi cifre irrisorie di cassa integrazione, dato che abbiamo contratti che vanno dalle 3 alle 6 ore giornaliere. Speriamo che qualcuno si ricordi di noi, dopo che siamo diventati gli “invisibili” del Covid». Nelle scorse settimane gli operatori delle mense scolastiche hanno lanciato un appello anche al sindaco.
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