Scuole in sedi provvisorie Trasferiti 600 alunni

30 Agosto 2016

I bimbi negli istituti della Provincia. Polemica esplosa per un articolo del Centro Si attende la relazione alla Corradini-Fermi: possibili lezioni nei container

AVEZZANO. L’emergenza delle scuole ha scosso le coscienze della popolazione avezzanese e ha spinto il Comune ad adottare provvedimenti. Ci sono voluti due anni e un nuovo terremoto. Ma meglio tardi che mai. Circa 600 alunni di asili, scuole elementari e medie troveranno sistemazione in nuove sedi.

È stato deciso ieri al termine di un vertice in municipio.

Nel luglio 2014 il Centro pubblicò i dati di una relazione choc fatta un mese prima (19 giugno) dai tecnici del Comune sulla capacità degli edifici scolastici di resistere a una eventuale, forte scossa. Si era tenuto conto dei coefficienti previsti dalla legge e del tempo di vita utile di ogni struttura (prima di eventuali lavori di adeguamento). Vita pari a zero anni, stando al documento, per la scuola Don Bosco (coefficiente 0,060 su 100), elementare Mazzini-lato Fermi (0,149), elementare via Fucino (0,030), elementare San Simeo (0,050), media Corradini (0,149) e media Fermi (0,149).

Due anni dopo, con la catastrofe nella vicina Amatrice, alcuni genitori si sono accorti del problema e hanno rispolverato il vecchio articolo. E sono esplose le polemiche. Le scuole sono sicure sì o no? È la domanda che si pongono le famiglie.

Per ora sono state adottate delle soluzioni provvisorie. I 220 alunni della Pomilio saranno ospitati in 11 aule dell’Istituto per Geometri. Le nove classi della Don Bosco andranno nell’Istituto industriale Majorana. La scuola di via Fucino e le sue dodici classi si sposteranno in via Pertini (ex Centro professionale della Provincia). La Vivenza continuerà a essere ospitata al Noesis fino a dicembre e dopo le vacanze natalizie i ragazzini torneranno nell’ala nuova e in quella ristrutturata. Per l’edificio scolastico delle Corradini e delle Fermi, dove ci sono 40 aule, è stata richiesta un’ulteriore verifica all’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie). Il responso dovrebbe arrivare a giorni, assicurano in municipio: se dovessero emergere problemi strutturali si ipotizzerebbe l’utilizzo dei container per le lezioni.

Ieri, al termine della riunione, il sindaco Gianni Di Pangrazio ha diramato un documento.

«Per quanto riguarda i ragazzi della Pomilio», ha spiegato Di Pangrazio, «in attesa di rientrare nella loro nuova scuola, svolgeranno le lezioni nell’Istituto tecnico superiore per geometri, Leon Battista Alberti. È da sottolineare che, come disposto da un’apposita verifica dei tecnici incaricati, la scuola in questione, pur necessitando di interventi di messa in sicurezza, tanto che la gara per la nuova costruzione è stata espletata e a dicembre partiranno i lavori, non appena ricevuto l’ok dall’autorità anticorruzione, risulta essere al contempo idonea sotto l’aspetto statico, quindi è stato possibile tenerla aperta (in estate la sede di via Sabotino ha ospitato anche un centro estivo, ndr). Da poco si sono liberate 15 aule all’Alberti, tornate sicure dopo gli interventi dell’amministrazione provinciale dell’Aquila, e visto il momento delicato che il nostro Paese sta vivendo, abbiamo pensato di restituire una maggiore serenità alle famiglie dei ragazzi della scuola ex San Simeo sollecitando la Provincia a rendere disponibili le sue aule, comunque non utilizzate».

«Tutte le scuole aperte hanno i requisiti per rimanere aperte», hanno assicurato il dirigente capo Francesco Di Stefano e Sergio Pepe, responsabile del settore edilizia scolastica, «mentre quelle che non avevano i requisiti richiesti, la Vivenza, via Napoli, Via Garibaldi e via Cairoli, sono state chiuse già da circa due anni». E nella baraonda non poteva mancare l’intervento politico. Il presidente del consiglio comunale, Domenico Di Berardino, e i consiglieri di maggioranza Carlo Tinarelli, Ignazio Iucci, Mario Babbo, Rocco Di Micco, Giancarlo Cipollone, Leonardo Rosa, Gianfranco Gallese, Mario Madonna, Nicola Pisegna Orlando, Giuseppe Petracca, Lino Cipolloni e Giovanni Luccitti ricordano che il progetto scuole sicure ha avuto un finanziamento di 22 milioni e stigmatizzano «lo sciacallaggio mediatico di chi, anche in questo caso, ha cercato di approfittare dell’elevata sensibilità emotiva, propria del momento storico che stiamo vivendo, per farsi becera propaganda».

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