Scuse leghiste in consiglio per riavere i tre assessori

9 Gennaio 2021

Piano per uscire dallo stallo delineato dal centrodestra dopo il vertice di Pescara La richiesta è di Biondi, ma D’Eramo vorrebbe solo un patto di fine legislatura

L’AQUILA. Dopo mesi di stallo, giri a vuoto e riconciliazioni durate il tempo di un comunicato stampa, la crisi infinita in cui si è avviluppata la maggioranza sembra essere giunta al punto di svolta. L’exit strategy è stata delineata in un tavolo del centrodestra regionale a Pescara, un incontro al quale hanno partecipato coordinatori, segretari e capigruppo di partito: Etel Sigismondi per Fratelli d’Italia; Nazario Pagano e Giorgio De Matteis per Forza Italia; Luigi D’Eramo ed Emanuele Imprudente per la Lega; Roberto Santangelo per L’Aquila Futura; Mimmo Srour per Idea.
La sostanza emersa dal vertice è questa: i tre assessori leghisti “sospesi” dal sindaco Pierluigi Biondi potranno essere reintegrati in giunta, a parità di deleghe, a patto, però, che il Carroccio ricucia lo strappo che ha aperto l’estate scorsa con le accuse scagliate in consiglio comunale dal capogruppo salviniano Francesco De Santis («Mi vergogno di far parte di questa maggioranza», ndc) e ulteriormente allargatosi il 30 dicembre, sempre per mano di De Santis («Siamo stanchi di ratificare decisioni prese da altri»).
Resta da vedere, ora, quali saranno i modi e soprattutto gli interpreti di questo passaggio, perché nella politica la forma è anche sostanza. Biondi, a quanto si apprende, vorrebbe una sorta di intervento riparatore in consiglio comunale, lì dove tutto era iniziato. Il coordinatore regionale della Lega, il deputato D’Eramo, non avrebbe alcuna intenzione, però, di cospargersi il capo di cenere e reputa invece sufficiente una semplice presa di posizione del partito, da suggellare in un patto di fine legislatura su alcuni punti programmatici. La questione dirimente, più che il numero degli assessori da “abbinare” al numero dei consiglieri, eventuali rimpasti o azzeramenti della giunta, è questa. D’altra parte, lo stesso Biondi aveva affermato, in una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti i coordinatori regionali delle forze di centrodestra, di essere «aperto alla ricomposizione della crisi» anche ridiscutendo «la regola che il tavolo regionale si era dato, non in mia presenza tra l’altro», ovvero quella di un assessore ogni due consiglieri, col rispetto delle quote rosa (ciò avrebbe significato, per il Carroccio, avere due assessori, un uomo e una donna). «Se lo stesso tavolo dovesse accordarsi diversamente, sono disponibilissimo a prenderne atto» aveva detto il primo cittadino. I partiti che hanno partecipato all’incontro si sono mostrati favorevoli al reintegro dei tre assessori defenestrati – Daniele Ferella, Fabrizio Taranta e Fabrizia Aquilio – con le medesime deleghe che avevano fino al 16 luglio. La conditio sine qua non, tuttavia, è che il Carroccio si rimangi in buona sostanza quanto detto in questi mesi. La palla, ora, passa ai salviniani, che devono trovare un modo per seppellire l’ascia di guerra senza perdere la faccia. Un altro punto che fa pensare che è comunque Biondi ad avere il coltello dalla parte del manico è che la sua giunta avrebbe i numeri per andare avanti anche senza i quattro consiglieri leghisti, visto che il capogruppo dell’Udc, Bontempo, che due mesi fa si era federato ai salviniani, sembra essere già rientrato nei ranghi. I diretti interessati, per il momento, rimangono con le bocche cucite. I loro telefoni squillano a vuoto da giorni.
L’unico a parlare è il coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore Nazario Pagano: «Questa crisi va risolta il prima possibile, tutte le forze del centrodestra hanno manifestato la volontà che la Lega rientri nella compagine governativa. Le schermaglie, spesso dovute a iniziative dei singoli, sono fisiologiche. L’importante è che ci sia unità d’intenti da parte di tutti. Certo, un aspetto poco positivo rimane: all’Aquila, dal 2017, ci sono stati troppi cambi di casacca».
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