Sedicenne ucciso dai tedeschi, a Filetto si pensa a una stele

L’AQUILA. Una stele a ricordo perenne della morte di Franco Gambacurta, il ragazzo di appena 16 anni ucciso da militari tedeschi nei pressi di Filetto il 16 settembre 1943. La propone Giovanni...
L’AQUILA. Una stele a ricordo perenne della morte di Franco Gambacurta, il ragazzo di appena 16 anni ucciso da militari tedeschi nei pressi di Filetto il 16 settembre 1943. La propone Giovanni Altobelli, appassionato di storia locale e che più volte si è occupato della vicenda del giovane e della strage nazista che sempre e Filetto, il 7 giugno 1944, causò 17 vittime.
«La recente scoperta del fascicolo relativo all’indagine che i carabinieri fecero all’epoca e di cui ha parlato il Centro», dice Altobelli, «ha riportato l’attenzione su quella vicenda. Si tratta di una scoperta importante quasi paragonabile a quando nel 1969 il giornale tedesco Der Spiegel scoprì che a ordinare l’eccidio di 17 inermi cittadini di Filetto fu il capitano Defregger, divenuto poi vescovo ausiliare di Monaco di Baviera. Dal fascicolo viene fuori la verità e che cioè Gambacurta era stato accusato falsamente di avere ucciso un soldato tedesco che invece era stato colpito da lontano da fuoco amico cioè da suoi commilitoni che lo avevano scambiato per un prigioniero inglese fuggiasco. Voglio lanciare un appello alla società civile – cittadini di Filetto, associazioni locali, associazioni partigiane, Comune dell’Aquila, Ente Parco, Usi Civici e Ambasciata tedesca e altri – per realizzare entro l’anno prossimo una stele in pietra locale alla memoria del giovane Franco Gambacurta nel luogo dell’uccisione, a Capo La Forca. Che sia di monito a tutti, in particolare alle future generazioni, per il rifiuto della guerra e del nazifascismo Una volta realizzata, la piccola opera sarà un luogo di sosta e di memoria perché la nostra montagna è sempre più frequentata, Dobbiamo soltanto partire e costituire un comitato e raccogliere un po’ di fondi. L’Ambasciata tedesca a Roma ci dovrebbe offrire qualcosa per la realizzazione e partecipare all’inaugurazione per una definitiva riconciliazione tra i due paesi», conclude Altobelli. (g.p.)

