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Quelle eccessive
multe per i manifesti
Arriva, si fa per dire, la primavera e finalmente si rimettono in moto una miriade di persone che iniziano a preparare i programmi degli eventi estivi che andranno a caratterizzare le nostre estati e a ridar vita a tutti quei piccoli borghi e frazioni del circondario, e li, dove il Comune non interviene per ovvi motivi di bilancio intervengono i comitati feste, le associazioni, le pro loco… che in alcuni casi si sostituiscono letteralmente al Comune e con grandi sforzi economici organizzano momenti di incontri, di socializzazione e di partecipazione. Tra gli eventi estivi più attesi sicuramente in testa si annoverano le "Sagre"che coinvolgono moltissima gente vogliosa di uscire di casa, di stare insieme agli altri dedicandosi un momento di relax, e di assaggiare qualche piatto particolare impossibile da trovare nella quotidianità-Qui però casca l'asino, grazie al Comune dell'Aquila che lo scorso anno ha dichiarato guerra alle Sagre colpendo le associazioni con multe assurde per il posizionamento dei manifesti in spazi non autorizzati, all'insegna di tener pulita la città e per dare una risposta alle categorie di settore che sono infuriate contro le Sagre. Ebbene è quasi trascorso un anno, le controversie verso il Comune dell'Aquila non si sono risolte e le associazioni che operano sul territorio senza scopi di lucro e destinano quei pochi ricavi a favore della squadra di calcio o di altre iniziative locali, non sono in grado di pagare quelle multe milionarie, e invece di ricevere un sostegno da parte del Comune giù botte da orbi, adesso hanno deciso di far pagare anche gli affitti ai campi sportivi che sono stati realizzati a spese delle comunità locali, il Comune ne è diventato proprietario senza aver speso una lira e oggi batte cassa. Ma tornando agli spazi pubblicitari, cosa è cambiato dopo l'uscita estiva degli ispettori? Non è cambiato nulla, gli stessi spazi durante tutto l'anno son invasi da manifesti delle più svariate società che intendono rendere pubblica una notizia e nessuno si è lamentato di cio e nessuno è intervenuto a sanare una situazione che ha voluto colpire soltanto la Sagre. Ma qualcuno si è chiesto perché i manifesti vengono affissi da tutti in quei posti? Sarà perché gli spazi comunali sono obsoleti e non sortiscono l'effetto voluto da chi fa pubblicità? Sarebbe ora di riordinare il settore con spazi nuovi, moderni che vadano incontro alle esigenze delle persone e fruttino introiti per il Comune tutto l'anno?
Massimo De Simone
operatore sociale sul territorio
cultura
Interviene
Gentilucci
In merito alla discussione sul tema della cultura e, in particolare, al Regolamento dell'Assessorato alla Cultura del Comune dell'Aquila per l'attribuzione di contributi agli enti e associazioni culturali, vorrei proporre un mio contributo. Facendo questo mestiere da un po' di anni, penso di aver compreso alcune cose che vorrei esprimere. Ricordo che, in termini di democrazia, un percorso condiviso parte da un dialogo iniziale in cui le categorie interessate sono invitate a contribuire alla stesura del documento, e non sono semplicemente chiamate a ratificare un Regolamento già scritto che viene letto in sede di una veloce riunione collettiva con i soggetti interessati.
Ritengo che il problema non sia solo la carenza di contributi (che comunque sono molto necessari) ma, vista la crisi che stiamo vivendo tutti, operatori e amministrazione, sarebbe auspicabile che si mettano in atto nuove modalità per affrontare le politiche culturali di questi territori.
Sarebbe importante che l'Assessorato alla Cultura ci informasse del proprio progetto culturale e non fosse solo vittima delle nostre singole esigenze. Esistono delle priorità. Sicuramente in questo momento i grandi Enti culturali sono in difficoltà e sicuramente bisogna trovare delle soluzioni possibili. Quello però che più mi sta a cuore è come far emergere e difendere tutto ciò che ha una sua qualità e che fornisce continuamente esempio di buona gestione amministrativa e ottima proposta artistica. L'invito è fare una distinzione tra le richieste provenienti da realtà professionali e quelle provenienti da realtà che si occupano di cultura solo occasionalmente. Penso che la politica dovrebbe essere in grado di fare tale distinzione e dovrebbe conoscere approfonditamente le realtà del proprio territorio, operando così delle scelte dettate da questa conoscenza e non da mero calcolo elettorale o esigenze di partito.
Giancarlo Gentilucci
operatore culturale

