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13 Novembre 2014

barisciano Critiche a sentenza Tar Quando il Marchese del Grillo riuscì a far condannare ingiustamente l'onesto artigiano Aronne Piperno ordinò che le campane di Roma suonassero a morto. Scherzo...

barisciano

Critiche

a sentenza Tar

Quando il Marchese del Grillo riuscì a far condannare ingiustamente l'onesto artigiano Aronne Piperno ordinò che le campane di Roma suonassero a morto.

Scherzo ruvido ma intriso di nobiltà d'animo e di un profondo senso civico. Nel caso di Barisciano registriamo invece un atteggiamento di segno opposto. La giustizia amministrativa fa una sentenza criticabile ed il sindaco va in brodo di giuggiole. Nel gongolante atteggiamento si aggiunge a margine anche l'Usrc che, in barba ad ogni forma di coordinamento, è riuscito a far partorire ben 57 diversi disciplinari per governare la stessa materia.

Quando gli ricapita, a questi amministratori, che non vengano rilevati elementi quali:

- il Consiglio comunale vota sia il Piano di Ricostruzione (equiparato ad un PRG) che il regolamento con il quale attribuire i punti nella graduatoria della ricostruzione nonostante ciascun consigliere, di maggioranza e minoranza, sia direttamente coinvolto.

- i punti della graduatoria sono determinati prevalentemente da regole dettate dal Sindaco/Rup invece che dai criteri dettati dal Consiglio Comunale;

- si forma una graduatoria dove, in più casi, l'unico residente di un aggregato, successivamente deceduto, rientrerà a casa prima di un paio di centinaia di famiglie i cui componenti sono tuttora viventi; si negano punti ad un aggregato perché manca una certificazione e quando si comunica al sindaco/Rup che per trovarla è sufficiente guardare con attenzione tra i documenti dell'istanza prodotta, non ricevi risposta né tantomeno ti riassegnano i punti sottratti; a qualcuno si chiede prova del titolo di dimora abituale mentre ad altri la si nega senza chiedere i dovuti riscontri; di qualcuno si ha certezza di trovarsi in presenza di autocertificazioni dubbie e non si procede a contestargli i titoli che gli consentono di scalare la classifica;

- a qualcun altro invece si contestano autocertificazioni vere non riconoscendogli i punti spettanti; a qualcuno, senza che il Piano di Ricostruzione lo preveda, si consente di unire i propri aggregati sommandone i punti mentre ad altri lo si nega perché il Piano di Ricostruzione non lo prevede.

Ciascuno di questi elementi, che non esaurisce l'elenco di quelli sottoposti all'attenzione del Tar, varrebbe un ricorso a sè stante Da qui a gioire ce ne passa.

Walter Salvatore

ex consigliere comunale

ricostruzione

Cialente : la Blundo

inadeguata

La Senatrice Blundo continua ad affermare, perfino nell'Aula del Senato, dove una come lei dovrebbe capire che non si raccontano barzellette, che i 250 milioni previsti per la ricostruzione nel decreto “Sblocca Italia”, in effetti sarebbero destinati a ripianare presunti debiti del Comune dell'Aquila, accumulati per la gestione del Progetto C.A.S.E. Alla Senatrice Blundo, che interpreta male un ruolo che fu dei Grandi del Paese ( o tempora o mores ), vorrei spiegare che la manutenzione straordinaria del progetto C.A.S.E., già in passato, è stata finanziata con soldi della ricostruzione e che la stessa si aggira intorno ad una spesa annua di circa 1 milione di € ( spesa che, fra l'altro, potremmo riprendere dalle richieste di risarcimento avanzate dalle imprese, per eventuali difetti costruttivi ).

Il Comune dell'Aquila, non ha quindi alcun debito nella gestione del progetto C.A.S.E., mentre le somme utilizzate per pagare le bollette delle forniture individuali, sono di fatto un anticipo della Municipalità, effettuato per i residenti degli alloggi del progetto C.A.S.E., al fine di evitare il distacco delle forniture ed i gravi problemi conseguenti per le famiglie, soprattutto quelle con bambini o anziani. Con profondo rammarico, nel prendere purtroppo atto dell'assoluta inadeguatezza della rappresentante aquilana in Parlamento.

Massimo Cialente

sindaco dell’Aquila

patronati

Nuovo allarme

per i tagli

I tagli alle risorse dei Patronati previsti dalla legge di Stabilità, sono un attacco diretto contro i cittadini.

Se venissero confermati, questi Istituti, che difendono e promuovono i diritti previdenziali e socio-assistenziali, non potrebbero più garantire i servizi finora offerti.

patronati Acli, Inas, Inca, Italuil