segnalazioni e interventi

9 Aprile 2015

centro storico Fra desolazione e speranza Via Sallustio di notte, illuminata nella parte centrale, bui i vicoletti laterali, è oggi una immagine eloquente della desolazione del centro storico della...

centro storico

Fra desolazione

e speranza

Via Sallustio di notte, illuminata nella parte centrale, bui i vicoletti laterali, è oggi una immagine eloquente della desolazione del centro storico della città. I suoi grossi fabbricati, cresciuti negli anni settanta, pulsanti di vita, negozi e abitazioni allora, ora abbandonati e deserti. Sopravvivono i lecci, circondati da erbacce cresciute indisturbate. E’ la via perpendicolare al corso dei portici e dello struscio, qui si vedono parecchi cantieri all’opera, alcuni palazzi storici finalmente scoperti e pronti per l’uso. Ma chi li userà, e come? In questa zona i cartelli vendesi o affittasi sono segno tangibile della dispersione di persone ed attività, che hanno trovato migliori sistemazione altrove, nella vasta periferia post sisma. Professionisti e commercianti, che prima lavoravano in centro, non tornano, almeno per ora. Insieme, il corso e via Sallustio, immagini eloquente dello stato della città, oggi. Qualcosa è stato fatto, di più, molto di più resta da fare.

La stampa e le televisioni ancora si interessano allo stato della città. Prevalgono gli articoli che descrivono in toni patetici lo stato di abbandono del centro storico. Ci sono anche iniziative valide, cito ad esempio il convegno su “L’Aquila, post-catastrophic town”, tenuto di recente a Firenze da professori di Storia dell’Arte, e da Salvatore Settis sulla tutela e conservazione dei beni ambientali. Ricordo anche l’inchiesta di Repubblica.it, centrata sulle conseguenze della improvvisa ed eccessiva espansione del territorio dovuta alla realizzazione delle new towns, che hanno esteso eccessivamente un territorio dove vivono solo 60.000 abitanti.

Cito come voce fuori dal coro quella di Enrica Strippoli, psicoterapeuta che lavora a L’Aquila, che lei considera una delle città d’Italia dove si si vive meglio, perché ricca di spunti di vitalità e capacità di rinnovamento non comuni. “La situazione in Italia è drammatica: la crisi economica ha bloccato qualsiasi processo di crescita ed è difficile per gli italiani avere speranza nel futuro… Anche qui, all’Aquila, le difficoltà sono molte. Ma quello che abbiamo e che altre città non hanno è il movimento, il fermento, dato dalla ricostruzione in atto… Tutto questo trasferisce un senso di continuità, di speranza nel ‘domani’, prospettive senza le quali l’essere umano si deprimerebbe...Un fermento positivo che genera una creatività che non ha eguali rispetto a prima del terremoto.”

La selva di gru che si vede entrando in città da ovest, è segno tangibile di speranza per il futuro, soprattutto quando esse sono in movimento. Ecco sì, una speranza per la città sono i cantieri in movimento, gli operai che sciamano per il corso nella pausa pranzo, la confusione delle lingue e dei dialetti, originale e nuova per orecchie aquilane, nate e cresciute entro le mura. Inoltre i cantieri all’opera indicano che flussi di danaro scorrono per muoverli. L’augurio di tutti è che non si fermino per beghe locali, truffe, raggiri, infiltrazioni delinquenziali di varia provenienza, difficoltà, rivalità, invidie e competizioni dannose.

Una breve osservazione in relazione alla fiaccolata della memoria di quest’anno. Partecipata e silenziosa, appare sempre più un momento di solidarietà cittadina, che oggi unisce tutti e caratterizza, anche per il futuro, l’identità dell’aquilano nella memoria di una catastrofe che ha segnato in modo profondo la storia della città.

Emanuela Medoro

L’Aquila

barisciano

Questioni

irrisolte

Già da anni sono state evidenziate alcune criticità presenti nelle procedure per la ricostruzione. Da oltre un anno, per esempio, aspettiamo che l'USRC risponda ad un quesito formulato dall'UTR8, uno dei suoi uffici periferici, che chiede di modificare o per lo meno chiarire quella parte della scheda parametrica che attualmente tende ad ignorare od affrontare il problema diffuso delle grotte/cantine al di sotto degli aggregati e della viabilità pubblica. A nulla sono valsi i quattro (4) solleciti con cui il Difensore Civico ha invitato l'USRC a dare risposta. Di contro si moltiplicano, a distanza di sei anni dal terremoto, gli incarichi per studi e ricerche del sottosuolo che vedranno i risultati, ammesso che siano utili anche alla ricostruzione, solo tra qualche anno.

Walter Salvatore

Barisciano