Segregata in casa, fermato il marito violento

L’uomo accusato di minacce di morte. Scatta la misura del giudice: non potrà avvicinarla o telefonarle
AVEZZANO. I maltrattamenti erano iniziati poche settimane dopo il matrimonio. Prima le offese, poi le botte, infine le minacce di morte. Fino a quando la donna, stanca dei soprusi e di fatto segregata in casa (non poteva uscire senza autorizzazione), ha trovato il coraggio di denunciare e si è rivolta alla polizia. Così il personale della squadra anticrimine del commissariato di polizia di Avezzano ha dato esecuzione a una ordinanza di misura cautelare del divieto di avvicinamento al coniuge emessa dal gip del tribunale, Daria Lombardi, su richiesta del pm Maurizio Marria Cerrato, a carico di uno straniero di origine marocchina domiciliato ad Avezzano. Il provvedimento è scaturito al termine di un’attività d’indagine svolta dalla polizia nel corso della quale sono stati raccolti numerosi elementi di prova ed emersi episodi di violenza che hanno determinato la segnalazione in Procura a carico dell’uomo, accusato di maltrattamenti in famiglia, minacce e lesioni. In particolare l’uomo, come riferito dalla moglie, una donna italiana, in occasione di un recente intervento della polizia, già poche settimane dopo il matrimonio aveva iniziato con i maltrattamenti, dapprima solo verbali e successivamente anche consistenti in aggressioni fisiche e minacce di morte, scaturite dal malcontento per l’affidamento a una casa-famiglia del loro figlio minorenne. La vittima, inoltre, riferiva di temere per la propria incolumità, in quanto aveva paura di uscire di casa senza l’autorizzazione del marito, che era solito telefonarle insistentemente per controllarne ogni suo spostamento. Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno consentito all’autorità giudiziaria di confermare i gravi indizi di colpevolezza e la possibilità di reiterazione dei reati, circostanze che hanno giustificato la misura cautelare eseguita. L’indagato non potrà avvicinarsi alla moglie e ai luoghi abitualmente frequentati dalla stessa, mantenendo una distanza di almeno 500 metri e non potrà comunicare con lei in alcun modo, neppure in via telefonica.

