Sei anni di carcere al persecutore seriale

Antonelli, 69 anni, riconosciuto colpevole di una serie interminabile di atti ai danni di una coppia e di altri conoscenti
L’AQUILA. Sei anni di carcere a fronte di sei anni di persecuzioni ai danni di una coppia di Montereale ma anche di altre persone: questa la condanna inflitta a Lello Antonelli, 69 anni, dal tribunale dopo una camera di consiglio durata proprio sei ore. Il collegio ha solo in parte assecondato le richieste del pm Guido Cocco che aveva chiesto dieci anni di carcere a fronte di undici contestazioni due delle quali sono cadute. Ma sono restate in piedi le contestazioni di atti persecutori e molestie sessuali su una ragazza con la quale avrebbe fatto la “mano morta”. Le parti civili erano una decina ma secondo quanto riferito dai loro legali avrebbero potuto essere di più qualora altri avessero scelto di perseguire l’accusato.
L’imputato si sarebbe recato più volte al giorno nella loro abitazione e nel luogo di lavoro di uno dei due coniugi, intromettendosi nella loro vita privata e costringendoli con il ricorso a continue minacce a subire la sua presenza; in talune occasioni, addirittura senza nemmeno essere stato invitato, si sarebbe seduto a tavola, pretendendo di fruire a titolo gratuito del pranzo. Si sarebbe presentato spesso anche nel luogo di lavoro di uno dei due coniugi, un’officina meccanica del posto, dove aveva l’abitudine di trascorrere buona parte del proprio tempo, intromettendosi nell’attività lavorativa del responsabile e recando continuo disturbo ai suoi clienti. È in questo contesto che l’uomo pretendeva i lavori di riparazione della propria autovettura, rifiutandosi persino di pagare i pezzi di ricambio. Le parti civili sono state rappresentate dai legali Ferdinando Paone e Livio Di Sabato del Foro di Parma.
L’avvocato della difesa, Iole Maggitti, ha tentato di smussare le accuse sostenendo una diversa interpretazioni del comportamento del suo assistito e almeno due accuse sono cadute. Ella ha sostenuto che certi atteggiamenti potevano essere ritenuti riprovevoli sotto l’aspetto etico e della violazione di regole educative basilari ma non da poter configurare reati pesanti come gli atti persecutori.
Pronto, ovviamente, un ricorso in appello per ottenere almeno uno sconto di pena non appena si conosceranno le motivazioni del collegio presieduto da Monica Croci.
L’accusato resta in carcere anche per via del fatto che ci sono altri procedimenti a suo carico da valutare. Del resto, dopo che gli erano stati concessi i domiciliari per questi fatti, aveva violato gli obblighi ed era uscito di casa riprendendo a importunare i residenti di Montereale al punto da arrecare un vero e proprio pericolo per l’intera comunità sfrecciando con la propria vettura nelle vie cittadine. Per questo i carabinieri lo riportarono in cella.
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