Sei chili di hascisc in casa Bya condannato a 4 anni

AVEZZANO. Sono stati condannati per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini spaccio a una pena complessiva di sei anni di reclusione. Erano stati accusati di aver nascosto, all’interno di una...
AVEZZANO. Sono stati condannati per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini spaccio a una pena complessiva di sei anni di reclusione. Erano stati accusati di aver nascosto, all’interno di una casa disabitata, pronti per essere spacciati sul territorio, sei chili di hashish, per un valore di oltre 60mila euro. Si tratta di Youssef Bya, il marocchino 36enne più volte arrestato per reati di spaccio, e Alfredo Di Girolamo, 45 anni, elettrauto originario di Massa d’Albe ma residente ad Avezzano. Il primo è stato condannato a 4 anni, mentre il marsicano a 2 anni di reclusione. La polizia aveva sequestrato la droga dopo un’operazione di pedinamento. I fatti risalgono all’inizio del 2016 quando i due erano stati accusati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacente e Bya anche di resistenza. L’operazione della squadra anticrimine, al comando del sostituto commissario Gaetano Del Treste, aveva permesso di individuare il nascondiglio della droga dopo appostamenti. Grazie alla conoscenza del territorio e dei soggetti coinvolti, era stato possibile notare movimenti sospetti. Bya era già allora un sorvegliato speciale. Ed è stato proprio lui a portare la polizia dritta al covo, dove si trovava la droga. Una villetta nella zona di Massa d’Albe. L’hascisc si trovava in un armadio nascosto in una scatola. Sulla provenienza della droga, le indagini non hanno mai fatto chiarezza, ma si ipotizza che potesse essere arrivata dalla capitale. L’operazione aveva inferto un duro colpo alla malavita organizzata e al traffico di stupefacenti sul territorio. Le indagini avevano portato a diversi filoni sempre legati al nome di Bya, ex barista a Luco dei Marsi, definito dagli inquirenti un riferimento per la gestione dello spaccio su tutto il territorio. I due imputati erano difesi dall’avvocato Mario Del Pretaro. (p.g.)
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