Sei tonnellate di marijuana nel Fucino

Migliaia di piante coltivate insieme al mais: valore 2 milioni di euro. Arrestati un 45enne di Luco e una complice
LUCO DEI MARSI. Migliaia e migliaia di piantine di marijuana, per un peso di sei tonnellate e per un valore che non dovrebbe essere inferiore a un paio di milioni di euro, sono state scoperte in un campo del Fucino. È il maggior sequestro di marijuana avvenuto in Abruzzo. La piantagione è stata trovata dai carabinieri della compagnia di Avezzano, comandati dal capitano Enrico Valeri, con la collaborazione di tutte le stazioni del Fucino. Le piante, alte circa tre metri, erano coltivate in un terreno di circa un ettaro alle porte di Luco, a Strada 40 nel Fucino.
GLI ARRESTI. I proprietari e i coltivatori, in tutto 4 persone (una di Luco, le altre tre del Napoletano), tra cui una donna, sono state fermate e portate nella caserma di Avezzano. In serata due sono state arrestate: si tratta di Gianfranco Scipioni, agricoltore 45 enne, originario di Avezzano ma residente a Luco, e di Veronica Casillo, 18 anni, di Napoli, figlia della compagna dell’uomo. Per altri due non sono stati adottati provvedimenti.
PIANTE IN MEZZO AL MAIS. La marijuana era stata seminata in mezzo a un campo di mais di alto fusto. Le piante sono cresciute rigogliose in mezzo al granturco, anche grazie all’irrigazione che in apparenza doveva servire per la crescita del cereale.
CARABINIERI “CONTADINI”. Quindici carabinieri, compreso il capitano Enrico Valeri, ieri fino a tarda sera sono rimasti sul campo a tagliere le piantine. Muniti di coltelli e falcetti, i militari hanno eseguito la “raccolta” delle migliaia di piante, poi caricate sui rimorchi per avviarle alla distruzione. Per dare il senso delle dimensioni del sequestro, basta dire che fino a ieri sera sono stati caricati circa 15 rimorchi.
L’ANTIDROGA IN AMMOLLO. I carabinieri della squadra antidroga della compagnia di Avezzano sono arrivati alla scoperta della piantagione di marijuana con un’indagine durata una ventina di giorni. Il tutto è partito da alcune voci che avevano preso a circolare a Luco dei Marsi nelle scorse settimane. Alcuni giovani parlavano di di un campo di cannabis alle porte del paese. Era stato l’odore particolare emanato dalla pianta, ormai in piena fase di maturazione, a insospettire i passanti e il venticello che lo aveva trasportato fino alle prime case del paese ha avuto lo stesso effetto sulla diffusione della notizia, soprattutto tra i giovani. Di bocca in bocca finché non è arrivata all’orecchio della squadra antidroga. I carabinieri hanno localizzato il terreno e non si solo lasciati ingannare dalla presenza del mais. Una volta nel campo non c’è voluto molto a capire che quella del granturco era solo una coltivazione paravento. Per scoprire gli autori della coltivazione hanno cominciato pedinamenti ed appostamenti: perfino nei canali di irrigazione, con il corpo immerso nell’acqua fin sopra le ginocchia. In assoluto silenzio e in attesa dell’arrivo di coloro che poi sono stati identificati e fermati.
L’ESSICCATOIO E LA SERRA. I carabinieri hanno deciso di intervenire quando hanno capito che il raccolto era già iniziato. Le piantine, infatti, venivano poste a essiccare in una piccola serra realizzata in mezzo al campo, anch’essa mimetizzata per non destare alcun sospetto tra i coltivatori della zona. All’interno sono state trovare centinaia di infiorescenze essiccate pronte per il confezionamento e quindi adatte ad essere smerciate sui mercati delle sostanze stupefacenti.
CRIMINALITÀ ORGANIZZATA? Il sequestro di Luco dei Marsi rappresenta sicuramente un salto di qualità nella produzione clandestina di cannabis. Ciò fa ipotizzare, da parte degli inquirenti, che dietro la piantagione possa nascondersi la mano di qualche organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti. Non a caso il sostituto procuratore della repubblica di Avezzano, Roberto Savelli, ieri ha voluto personalmente andare sul posto per constatare l’enormità della scoperta.
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