Seicento alloggi comunali da riservare agli universitari

La proposta di due gruppi consiliari all’amministrazione E sul web è polemica per il post critico di una studentessa
L’AQUILA. Destinare agli universitari gli alloggi divenuti di proprietà comunale a seguito della decisione dei proprietari di usufruire della possibilità dell’acquisto equivalente. È la proposta che fanno all’amministrazione comunale i movimenti civici di Appello per L’Aquila (Apl) e L’Aquila che Vogliamo (Lcv), rappresentati rispettivamente in consiglio da Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini. Una delle misure necessarie per tamponare l’emorragia di iscritti dell’Ateneo (duemila in meno nell’ultimo anno) che sembra preoccupare la città tanto da accendere un feroce dibattito anche su Facebook e "scomodare" le reazioni di docenti e ricercatori.
LA POLEMICA. L’occasione è stata fornita da una anonima studentessa in procinto di laurearsi, che ha affidato ad una delle pagine del social network più amate dagli universitari, Spotted, considerazioni al vetriolo nei confronti della città. Un «maledetto posto», dove ha trascorso quelli che definisce «i tre anni più brutti della mia vita» in cui «la facoltà cade a pezzi, le strade, gli autobus non rispettano l’orario, la gente è maleducata», «la maggior parte dei miei coetanei trasandati» e «le gru sono l’unico panorama possibile dalla mia piccola finestra».
LE REAZIONI. Un ritratto desolante che sembra colpire molti: aquilani e non solo. Non ci sta la docente dell’Ateneo, Giusi Pitari, che risponde: «A questa giovane donna voglio augurare che il titolo di studio conseguito all’Aquila possa portarla a realizzare i suoi sogni lavorativi, in una città bella e viva, con accanto le persone che la amano di più. Esattamente come successo a me, all’Aquila, quarant’anni fa». Non ci sta una collaboratrice di cattedra di Economia e commercio, Chiara Rossi: «Mi dispiace solo che le tue delusioni non siano state oggetto di discussione con nessuno. Contattaci se vuoi». E poi non ci sta anche chi, come Alessia Iancarelli, non è aquilano: «Ho studiato tre anni all’Aquila. Da settembre sono in Svizzera e studio all’Università di Ginevra. L’Aquila mi manca da morire». C’è anche chi è meno delicato: «Ciao bella. Questo maledetto posto ti saluta». D’altra parte, come commenta un altro studente: «Se non hai la delicatezza di descrivere certi (come definirli?), skyline (panorami), quale delicatezza pretendi da chi ti sta intorno?».
IN CONSIGLIO. I due gruppi consiliari chiedono a gran voce «azioni forti che pongano freno al calo degli iscritti, comune a molti Atenei, e soprattutto alla diminuzione degli studenti residenti in città» e annunciano «una mozione che impegna l’amministrazione a destinare buona parte dei circa 600 alloggi di proprietà comunale (acquisiti con la sostituzione edilizia.) alla residenzialità studentesca in accordo con le strutture del diritto allo studio regionale». Alloggi diffusi nel territorio, molti nel centro storico. «Immaginate che spinta sarebbe per gli studenti venire a vivere all’Aquila in una casa dello studente diffusa di 1.500 posti, alloggi nuovissimi e antisismici, perfettamente integrati nel tessuto sociale della città e con affitti vantaggiosi» spiegano i rappresentanti dei due gruppi. «Sarebbe veramente un’offerta unica nel panorama italiano. Quello della residenzialità studentesca è solo uno dei problemi di cui il Comune si dovrebbe occuparsi. Anche sulla mobilità pubblica dovranno essere prese decisioni altrettanto coraggiose e innovative cosi come sull’offerta di beni e servizi».
Michela Corridore
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