Semaforo, il giudice boccia il Comune

«Strisce bianche ingannevoli», accolto il ricorso “fai da te” dell’automobilista multato due volte in un giorno
AVEZZANO. Segnaletica “ingannevole” al semaforo del T-Red. E il giudice di pace, Alberto Paolini, “boccia” il sistema sanzionatorio del Comune di Avezzano che viene condannato anche al pagamento delle spese del multato: 43 euro per il ricorso “fai da te” di E.D.C., l’automobilista pizzicato per ben due volte lo stesso giorno di febbraio all’incrocio tra via XX Settembre e via dei Fiori. La sentenza, la prima relativa alle migliaia di sanzioni per le strisce a terra non a regola d’arte, rischia di trasformare la contestata azione sanzionatoria del semaforo in un pericoloso boomerang per l’amministrazione De Angelis. Nell’udienza di ieri, dove per il Comune è arrivata la seconda bocciatura, (la prima riguardava la contestazione di un passaggio col semaforo rosso che si era spento nel momento del transito), il giudice di pace ha respinto le eccezioni preliminari del Comune mirate a invalidare il ricorso perché il ricorrente non aveva prima chiesto all’ente l’annullamento delle multe in autotutela.
«Il ricorso in autotutela», afferma la sentenza emessa dall’avvocato Alberto Paolini, «seppur rientrante nelle concrete possibilità del ricorrente, non rappresenta un passaggio obbligato, ma una facoltà del cittadino e la scelta dei mezzi di impugnativa previsti dalla legge (ricorso in autotutela, prefetto, giudice di pace) avverso verbale di contestazione di violazione del codice della strada, è rimessa alla completa discrezionalità del privato». Insomma, ogni strada è lecita per impugnare una sanzione ritenuta ingiusta.
Per il Comune, però, la sconfitta più pericolosa è nel merito. «Dall’esame della documentazione in atti», mette nero su bianco il giudice di pace, «è emerso in primo luogo che sussiste una doppia segnaletica orizzontale di arresto: l’una più marcata alcuni metri prima del semaforo; e un’altra, quella originaria, più prossima al semaforo. Benché il Comune sostenga che la segnaletica originaria sia stata cancellata dal tempo e dall’usura, e che allo stato attuale sia stata definitivamente neutralizzata mediante leggere escoriazioni, in realtà, dalla visione delle fotografie in atti, la vecchia segnaletica risulta essere ben visibile, quantunque sbiadita, e idonea a trarre in inganno gli utenti della strada». Altra questione dibattuta: la distanza dell’area incrocio lato Avezzano, aumentata con l’arretramento delle strisce, giustificata dal Comune con «la necessità di consentire ai mezzi pesanti di effettuare più agevolmente le manovre».
L'operazione, però, secondo il giudice di pace, andava contemperata con la necessità di «non indurre in errore gli utenti in transito da Avezzano in direzione Celano. Ciò sarebbe potuto avvenire», sottolinea Paolini nella sentenza, «attraverso la cancellazione completa, senza residuo alcuno, della segnaletica originaria, nonché attraverso la rimozione e l’avvicinamento del semaforo in prossimità della più recente striscia bianca di arresto».
E, come se non bastasse, per il giudice di pace, la distanza maggiorata tra il semaforo e la nuova striscia bianca, sul lato città, rappresenta una mezza trappola quando il semaforo diventa giallo e l’utente si trova vicino alla striscia di arresto: «In base alla norma è legittimato a passare, senza multa, ma se i tempi tra giallo e rosso sono brevissimi, procedendo a una velocità di 50 chilometri orari, si arresterebbe in prossimità del semaforo e quindi, oltre la striscia bianca, con l’applicazione della sanzione».
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