Sentenza choc, parte l’Appello E lo Stato vuole ridursi la colpa

Il 30 aprile prima udienza del ricorso contro il verdetto che assegna il concorso del 30% alle vittime A impugnarlo anche i Ministeri: sul crollo di via Campo di Fossa chiamano in causa il condominio
L’AQUILA. Riprende la battaglia nel tribunale dell’Aquila. Quella sulle responsabilità del crollo della palazzina di via Campo di Fossa 6B nella tragica notte del 6 aprile 2009. Il 30 aprile infatti partirà la causa d’Appello contro la sentenza choc, che a ottobre ha assegnato il 30 per cento di colpa per la loro stessa morte a tre giovani vittime – Alberto Guercioni, Paolo Verzilli e Ilaria Rambaldi – per la «condotta incauta di trattenersi a dormire», provocando feroci proteste, anche di piazza. Il nuovo procedimento comincerà trattando il ricorso avanzato dal Comune dell’Aquila, che non accetta la condanna a 13mila euro di spese legali nei confronti degli eredi del progettista della palazzina.
La causa entrerà poi nel vivo il 7 giugno, data dell’udienza sui ricorsi presentati dagli eredi del costruttore dell’edificio crollato e dall’avvocatura dello Stato. Entrambe le parti vogliono vedersi ridotte – o azzerate – le proprie responsabilità nel crollo della palazzina e quindi nella morte dei giovani. In particolare i ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno, a cui la sentenza choc di ottobre della giudice Monica Croci ha assegnato complessivamente il 30 per cento di responsabilità, che tornano a chiamare in causa anche il condominio. Cioè altre famiglie in lutto per lo stesso crollo. Non hanno ancora depositato il ricorso i familiari dei ragazzi, ma c’è tempo per “aggiungersi” all’Appello.
LA SENTENZA CHOC
A ciascun ministero la giudice ha assegnato un 15 per cento di responsabilità per la morte dei tre ragazzi per «non aver diligentemente adempiuto ai compiti di vigilanza e controllo» in materia edilizia tramite Genio civile e prefettura. Questo perché le perizie, citate nella sentenza, hanno riconosciuto che la palazzina non ha retto all’urto della scossa delle 3.32, tra le cose, per «un progetto carente», per «una scorretta posa in opera del materiale» e per «errori nella miscelazione» per la realizzazione del cemento armato. Il 40 per cento di colpe è in capo quindi agli eredi del costruttore dell’edificio.
Nessuna responsabilità invece è stata assegnata dalla giudice al progettista. Ed è proprio per questo che è stato condannato il Comune dell’Aquila a pagare 13mila euro di spese legali ai suoi eredi per averli chiamati in causa.
LA CAUSA BIS
Prima delle udienze dell’Appello, però, è prevista la sentenza sulla causa gemella, quella che riguarda la morte delle sorelle Giusy e Genny Antonini, anche loro vittime del crollo della palazzina in via Campo di Fossa 6B. Sarà il giudice Baldovino De Sensi a esprimersi nei prossimi giorni, dopo aver ereditato la causa dalla collega Croci. Anche per loro lo Stato ha chiesto il concorso di colpa per aver dormito in casa nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. Per questo il pronunciamento del giudice è molto atteso: a parità di carte prodotte dalle parti, assegnerà anche lui il concorso di colpa alle vittime, oppure no?
Nel frattempo, negli ultimi mesi, altre cause civili – quelle nate dal processo “Grande Rischi” – sono andate a sentenza, vedendo condannare la presidenza del Consiglio dei ministri per le rassicurazioni alla popolazione nei giorni antecedenti alla scossa, senza alcuna corresponsabilità delle vittime.
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