Sentenza choc, partito l’Appello: lo Stato scarica le responsabilità

Crollo di via Campo di Fossa 6B, prima udienza nel ricorso contro il verdetto che incolpa tre vittime I ministeri condannati per i mancati controlli ora tirano in ballo progettista e proprietari degli alloggi
L’AQUILA. Allo Stato la sentenza choc non basta: vuole ridurre ulteriormente il proprio esborso per i risarcimenti ai familiari delle vittime. Ha quindi presentato ricorso in Appello contro il verdetto della giudice Monica Croci per alleggerire le proprie responsabilità per i mancati controlli nella realizzazione della palazzina di via Campo di Fossa 6B, crollata nel sisma dell’Aquila. Nella sentenza di ottobre gli veniva assegnata una quota del 30% di concorso di colpa, la stessa delle tre giovani vittime a cui la causa civile era relativa, cioè Alberto Guercioni, Paolo Verzilli e Ilaria Rambaldi. La riduzione sarebbe a danno delle altre parti in causa, tra cui i proprietari degli alloggi. Lo svelano le carte del procedimento di secondo grado, entrato nel vivo ufficialmente mercoledì con la prima udienza, che arriverà a sentenza nei prossimi mesi. Mentre tutti gli occhi sono puntati sui giudici della Corte d’Appello nella speranza che venga ribaltato il principio secondo cui le tre vittime hanno adottato «la condotta incauta» di restare a dormire in casa in quella tragica notte tra il 5 e il 6 aprile 2009.
LA COLPA DELLO STATO
L’atto di citazione in Appello dell’Avvocatura dello Stato è un “libro” di 92 pagine che spiega nel dettaglio perché le responsabilità dei ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno (per conto di Genio civile e prefettura accusati di mancati controlli), sarebbero insussistenti e la sentenza di primo grado dovrebbe essere modificata riducendone la colpa. La quota del 30% infatti «appare eccessiva e ingiusta e andrà necessariamente ridotta da codesta Corte in ragione dell’auspicato accoglimento dei motivi di Appello, che imporranno la ridistribuzione delle quote di responsabilità tra soggetti esclusi nella sentenza di prime cure», si legge. Il riferimento è ai proprietari degli alloggi della palazzina: quindi innanzitutto il condominio (che ha contato vittime nello stesso crollo). Ma anche agli eredi del progettista, chiamati in causa pure dal Comune dell’Aquila. In primo grado i ministeri chiedevano un 10% di responsabilità per la morte dei tre ragazzi anche per il municipio stesso. E chiedevano il 50% di concorso di colpa, anziché il 40% poi assegnatogli, per le eredi del costruttore Luigi Del Beato per le criticità strutturali e nei materiali usati per la realizzazione della palazzina crollata.
LA COLPA DELLE VITTIME
Nel ricorso in Appello, però, lo Stato non chiede più il concorso di colpa delle tre giovani vittime per la loro stessa morte. Non se ne fa menzione nemmeno nelle 55 pagine del ricorso degli eredi del costruttore, che chiedono a loro volta una riduzione delle responsabilità, né nelle 26 pagine della difesa dei proprietari degli appartamenti, tantomeno in quelle delle altre parti in causa. Questo accresce le possibilità che i giudici di Appello possano eliminare il principio che tante polemiche ha provocato nei mesi scorsi. Del resto proprio pochi giorni fa anche il giudice Baldovino De Sensi, che nella sezione civile del Tribunale dell’Aquila ha sostituito la collega Croci, nella causa gemella sulle vittime teramane Giusy e Genny Antonini ha escluso una loro responsabilità per essere rimaste a dormire nell’alloggio di via Campo di Fossa 6B.
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