Sentenza choc sui risarcimenti: atteso a febbraio il verdetto bis

9 Novembre 2022

Ultima udienza sulla morte delle sorelle Genny e Giusy Antonini, 80 giorni per presentare memorie Il legale dei familiari: «Convinceremo il giudice che non può esserci concorso di colpa per le vittime»

L’AQUILA. La nuova sentenza civile sul crollo della palazzina di via Campo di Fossa arriverà molto probabilmente entro febbraio. A quel punto si scoprirà se il nuovo giudice, Baldovino De Sensi, seguirà la linea della sentenza choc di un mese fa della collega Monica Croci assegnando un concorso di colpa per la loro stessa morte anche a Giusy e Genny Antonini, oppure se darà una lettura diversa delle responsabilità per il crollo nella tragica notte del 6 aprile 2009. Ma, prima, ci saranno 80 giorni di tempo per tutte le parti in causa per presentare memorie: lo ha deciso lo stesso De Sensi ieri nella seconda e ultima udienza della causa bis.
«Anche noi presenteremo memorie», spiega l’avvocato Luciano Angelone, legale dei familiari delle sorelle Antonini ma anche delle tre vittime interessate dalla sentenza choc di un mese fa: «Cercheremo di esprimere meglio il concetto che le vittime si sono rifugiate in casa quella notte perché consideravano l’edificio un posto sicuro, in quanto il fabbricato sarebbe dovuto essere antisismico secondo quello che loro potevano sapere. La nostra speranza è che il nuovo giudice dia una lettura diversa e non assegni il concorso di colpa alle vittime, a differenza di quanto stabilito dalla precedente sentenza». Continua Angelone: «L’assegnazione del concorso di colpa del 30% alle vittime ci ha colti di sorpresa: si basa su una presunta leggerezza delle vittime – quella di dormire in casa nella notte del 6 aprile 2009 – e non su un fatto. Non c’era infatti nessuna ordinanza che intimava alle persone di non restare in quell’edificio».
LA CAUSA BIS E LE TEMPISTICHE
La causa sul risarcimento ai familiari delle due sorelle Antonini sarebbe dovuta rientrare nella stessa sentenza choc di un mese fa. La giudice Croci ha però dovuto stralciare la loro dalle quattro cause riunite. Il motivo: «Va premesso come non si rinvengano in atti i fascicoli di parte cartacei relativi alla controversia R.G. 882/15 (quella, appunto, che riguarda la morte delle due sorelle Antonini, ndr), essendovi solo il fascicolo d’ufficio con le copie di taluni atti introduttivi; dovrà pertanto disporsi la separazione del procedimento e la rimessione sul ruolo per le ricerche e/o la ricostruzione». Stralciata dalle altre, la causa bis è ripartita il 26 ottobre, mentre ieri si è tenuta la seconda e ultima udienza. In aula, ancora una volta, gli stessi attori delle altre cause: l’avvocato dei familiari delle vittime Angelone, quello del condominio Luciano Dell’Orso, e poi i rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato, del Comune e delle assicurazioni. Essendo passata nel frattempo al settore penale, mancava solo la giudice Croci.
Il nuovo magistrato De Sensi ha dovuto innanzitutto far ricostruire i fascicoli perduti. Ha poi concesso 60 giorni a tutte le parti in causa per poter inviare memorie difensive, a cui aggiungere altri 20 giorni per le repliche. Dopo 80 giorni, quindi, il giudice avrà altre due settimane per decidere e scrivere la sua sentenza, che dovrebbe quindi arrivare entro la fine del mese di febbraio. Questo, a meno di sorprese: il giudice potrebbe infatti anche decidere di prendersi più tempo, derogando alle norme, per dirimere la questione.
LA MOBILITAZIONE
Il tema del resto è scottante. Ci sono occhi puntati di tutta Italia sul palazzo di giustizia dell’Aquila e sul giudice De Sensi. Tutti aspettano di scoprire se anche lui assegnerà il concorso di colpa alle vittime del crollo, come fatto dalla collega Croci nella sentenza choc, oppure se assegnare responsabilità solo agli eredi del costruttore (per le criticità evidenziate dai periti nella fase di realizzazione (e ai ministeri (per i mancati controlli sui lavori). Aspettano il verdetto, oltre ai familiari, anche le migliaia di persone, a partire dai comitati civici e dagli attivisti aquilani, che si sono mobilitati dopo la sentenza della giudice Croci. Con loro nella protesta in piazza anche attivisti dei comitati nati dopo altre tragedie italiane, come quelle del ponte Morandi, dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto e della strage di Viareggio.
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