Sentenza sulle due sorelle morte: ora il Comune ricorre in Appello

Il municipio va contro anche l’ultimo verdetto civile su via Campo di Fossa per Giusy e Genny Antonini Vuole il riconoscimento del concorso di colpa per il progettista della palazzina crollata il 6 aprile
L’AQUILA. Finirà davanti alla Corte di Appello anche l’ultima sentenza civile sul crollo della palazzina di via Campo di Fossa 6B, all’Aquila, in quella tragica notte del 6 aprile 2009. È il verdetto del primo giugno scorso per il risarcimento ai familiari delle sorelle della Val Vibrata Genny e Giusy Antonini, anche loro vittime della devastazione dell’edificio. La causa che le riguardava era gemella a quelle finite nella sentenza choc: stesse carte, stessi avvocati, ma giudici diversi. Alle due giovani sorelle il giudice Baldovino De Sensi non ha però assegnato il concorso di colpa, a differenza di quanto fatto dalla collega Monica Croci nei confronti delle tre vittime delle altre cause. In attesa che anche le altre parti in causa si muovano, la sentenza per i risarcimenti alla famiglia Antonini la porterà in Appello il Comune dell’Aquila.
IL COMUNE CONDANNATO
Nella causa civile in questione, il Comune aveva citato in giudizio gli eredi di Salvatore Cimino, progettista della palazzina, chiedendone il concorso di colpa nella morte delle due giovani sorelle. Il giudice De Sensi ha però assegnato responsabilità soltanto ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno e agli eredi del costruttore Luigi Del Beato. Per questo, il giudice ha condannato il Comune ha ripagare agli eredi di Cimino le spese legali per averli tirati dentro la causa civile. Stessa identica situazione si era venuta a creare con la sentenza choc della giudice Croci, la quale aveva direttamente quantificato la cifra a carico del Comune in circa 13mila euro. È plausibile che anche nel caso del nuovo verdetto la cifra a carico delle casse comunali possa essere quindi quantificata della stessa entità o quasi.
IL NUOVO RICORSO
Anche questa volta la giunta del sindaco Pierluigi Biondi ha reagito subito alla condanna. Ieri, a poco più di un mese dalla pubblicazione della sentenza, infatti, è stata firmata e pubblicata la delibera che autorizza il primo cittadino a impugnare il verdetto civile e dà mandato agli uffici di attivare l’Avvocatura comunale guidata da Domenico De Nardis per presentare il ricorso.
Nella delibera si motiva la decisione ritenendo necessario «che il Comune si costituisca in giudizio al fine di tutelare gli interessi dell’ente e di sostenere la legittimità dell’azione amministrativa da esso profusa», ricordando precedenti sentenze della Corte di Appello, che hanno segnalato «analoghi profili di illegittimità che affliggevano le decisioni del tribunale dell’Aquila relative al crollo del medesimo edificio e ai medesimi profili di responsabilità del progettista».
I SOLDI DAI FAMILIARI
Nella causa civile, però, il Comune era stato a sua volta citato dai familiari delle due sorelle vittime del crollo, mentre il giudice ha poi escluso responsabilità nella morte a carico del municipio. Da loro l’ente dovrà avere indietro 14mila euro per le spese di lite. Come si muoverà in questo caso il Comune?
Dopo la pubblicazione della sentenza choc il municipio scrisse ai familiari delle vittime ricordando il proprio credito, ma provocando un vespaio di polemiche, giustificandosi che fosse obbligato a farlo dalle norme, pena un procedimento da parte della Corte dei Conti.
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