Sequenza di scosse di febbraio: le prime “previsioni” di Giuliani

Il Centro comincia a dare particolare attenzione alla situazione e il sisma finisce in prima pagina Gli scienziati continuano a parlare di situazione tranquilla, non il tecnico di ricerca dell’Inaf
L’AQUILA. Il 16 febbraio 2009 il terremoto torna in prima pagina sul Centro. Questa volta si dà conto di due scosse “sentite” dalla popolazione il giorno prima: una al mattino alle 8.41 di magnitudo 2 e un'altra in serata, alle 20,17 di magnitudo 2.7. L'articolo in cronaca dell'Aquila si concludeva: “Gli esperti ritengono che questi fenomeni per quanto ripetuti non siano da individuare come avvertimenti di prossime scosse di maggior rilievo e allarme”.
LINEA UFFICIALE. Stavolta la frase non è attribuita a uno specifico sismologo. Ma la linea della scienza ufficiale ormai era quella: rassicurare. In due colonne, poco più in alto della notizia delle scosse, si riferiva della situazione dei lavoratori della ex Lares – altra azienda frutto dello spezzatino del Polo elettronico – in mobilità ormai da 4 anni. La Lares era fallita nel 2004 lasciando in mezzo alla strada 200 lavoratori. In quel febbraio 2009 alcuni di loro non avevano ancora ricevuto nemmeno l'elemosina mensile prevista dagli ammortizzatori sociali. Roba da dover rinunciare persino a fare la spesa. Martedì 17 febbraio c'è una notizia che infiamma gli animi dei pescaresi.
PESCARA E TOYO ITO. La fontana in piazza Salotto voluta dell'ex sindaco D'Alfonso e realizzata dal celebre architetto giapponese Toyo Ito, si rompe. La collega Simona De Leonardis racconta di quel monumento – inaugurato appena due mesi prima dal peso di 24 tonnellate e orgoglio della città costiera – che in un attimo si era spaccato, forse per colpa di uno choc termico.
Poco tempo dopo a frantumarsi sarebbe stata una intera città, L'Aquila.
SISMA OSPITE FISSO. In cronaca dell'Aquila, invece, il terremoto cominciava ormai a essere ospite fisso. In basso pagina, ma con un titolo molto evidente, si informavano gli aquilani che con quella del 16 febbraio (quindi del giorno prima) alle ore 13.41 di magnitudo 1.8 si era giunti alla diciottesima scossa di un certo rilievo registrata in poco meno di un mese. In Comune c'era grande lavorìo per incollare i cocci della maggioranza di centrosinistra, dilaniata dalle polemiche. La notizia che “tranquillizza” più di tutte l'opinione pubblica è che l'Udeur di Clemente Mastella non sarebbe entrata in giunta con un suo esponente, però in aula avrebbe garantito i “numeri” a Cialente. Meno male. La politica aquilana poteva tornare a dormire il sonno dei giusti e a sognare un futuro luminoso per gli amministrati.
PRIMA PAGINA. Il 18 febbraio c'è una svolta. Il Centro decide di fare sul terremoto il titolo principale in prima pagina e dedicare alle ripetute scosse un ampio spazio nella cronaca dell'Aquila.
GIULIANI E LE PREVISIONI. Per la prima volta compare il nome di Giampaolo Gioacchino Giuliani. Nel box su una colonna, inserito tra altri due articoli, è scritto: “Lo sciame sismico che sta interessando L’Aquila non è finito: un nuovo evento, di magnitudo tra 2 e 2.5, è atteso tra la mezzanotte e le 6 di stamani (18 febbraio, ndr), con epicentro Roio”. È quanto emerge dai rivelatori gamma – che misurano la variazione di concentrazione di radon nel terreno – installati nel capoluogo sotto alla scuola De Amicis, in due frazioni dell'Aquila (Coppito e Assergi), nel comune di Fagnano e a Pineto, e che invia allarmi anche alla Protezione civile. Sarebbe la prima sala sismica al mondo per la previsione di terremoti, con anticipo tra le 6 e le 24 ore. “La triangolazione dei dati consente di individuare con una discreta precisione epicentro e intensità di un evento sismico” afferma chi nel 2003 ha brevettato il sistema, Giampaolo Gioacchino Giuliani, tecnico di ricerca Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica). “Nell’ultimo mese le scosse avvertite nell’Aquila sono state puntualmente previste dalle stazioni da me gestite” conclude Giuliani.
DIETRO LE QUINTE. Qui va svelato il dietro le quinte di come quella notizia approdò sulla cronaca dell'Aquila. In redazione (e non solo in quella del Centro) c'erano due correnti di pensiero: chi era più disponibile a dar credito alle previsioni di Giuliani e chi meno. Io ero tra questi ultimi tanto che due-tre giorni prima del 18 febbraio avevo avuto un colloquio telefonico un po' movimentato con il ricercatore. Partivo dal presupposto che chi fa informazione su un tema così delicato non può che fare affidamento sulla scienza ufficiale altrimenti ci saremmo trovati di fronte a un far west che avrebbe solo disorientato la gente. Nonostante questo decisi che Giuliani andava ascoltato, cosa che fece il collega Vittorio Perfetto. Su questioni di tale rilevanza però, l'ultima parola su pubblicare o meno non poteva essere del caposervizio della redazione dell'Aquila. Andavano coinvolti l'ufficio centrale e la direzione. Lo scambio di opinioni andò avanti per quasi tutta la giornata fino a quando intorno alle 19 l'agenzia Ansa, la più prestigiosa e autorevole agenzia di informazione italiana (la cui sede abruzzese, diretta da un aquilano, era stata spostata da poco dall'Aquila a Pescara) fece un “lancio” il cui testo è più o meno quello riportato nell'articolo citato prima. A quel punto, volenti o nolenti, la questione non poteva più essere messa in un cantuccio. Dovevamo dare conto delle affermazioni di Giuliani (che tra l'altro aveva avuto dal Comune dell'Aquila lo spazio, nella scuola De Amicis, dove installare i suoi rilevatori e quindi godeva di credibilità negli ambienti di palazzo Margherita) e allo stesso tempo “bilanciarle” con il parere di un sismologo.
IL SISMOLOGO RASSICURA. Così avvenne. Cosa disse il sismologo? Nulla di nuovo: “Queste scosse non destano preoccupazione. Anzi meglio piccoli e tanti movimenti che uno grande e secco che crea danni notevoli, anche distruzione e morte”. Quando fu avviato il processo Grandi rischi questa dichiarazione finì all'attenzione della Procura dell'Aquila. Ci furono smentite sdegnose, con la solita solfa che la colpa è sempre del giornalista che ha capito male. Peccato che quelle smentite arrivarono mesi dopo e non nell'immediato come di solito accade quando appare una notizia falsa o una dichiarazione attribuita in maniera sbagliata travisando il pensiero dell'interlocutore. Ma a febbraio bisognava, tanto per cambiare, rassicurare. La frase, corretta o meno, andava nella direzione voluta.
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