Sequestrata foto inviata al capo clan in cella

Respinto il ricorso di un camorrista in regime di 41 bis: poteva nascondere dei messaggi in codice
L’AQUILA. Il Tribunale di sorveglianza aveva disposto il trattenimento di una fotografia, indirizzata a un detenuto in regime di 41 bis ristretto nel carcere di Preturo speditagli dalla moglie in quanto l’immagine, raffigurante anche terze persone, per il contesto fotografato poteva essere una modalità di comunicazione di messaggi in codice. Il detenuto, considerato un capo clan della camorra, ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione che però lo ha respinto. In particolare il Tribunale di sorveglianza aveva evidenziato «che nella fotografia sono ritratti, in secondo piano, soggetti sconosciuti in posizione ambigua e con il volto rivolto verso l’obiettivo, la cui presenza e il cui atteggiamento potrebbero essere interpretati come un tentativo di comunicare notizie riferibili al sodalizio criminale cui appartiene il detenuto». Il difensore dell’uomo aveva contestato il «sequestro», affermando che «la foto era stata mandata dalla moglie con l’unico fine di mostrargli la figlia in primo piano) nel giorno della celebrazione del matrimonio del fratello, per cui è pienamente giustificabile la presenza di terze persone sullo sfondo stante il contesto nel quale è avvenuto lo scatto fotografico in questione. Pertanto», secondo il legale del ricorrente, «la motivazione del provvedimento è illogica non sussistendo alcun elemento concreto dal quale possa desumersi che attraverso la copia fotostatica della citata fotografia possano essere inviati messaggi cifrati a opera del clan di appartenenza». Per la Cassazione, invece, «il Tribunale di sorveglianza ha motivato in modo adeguato e non illogico confermando quanto esposto dalla Sorveglianza e che cioè il trattenimento della foto in questione è giustificato dalla circostanza che in essa sono ritratti in secondo piano soggetti sconosciuti in posizione ambigua e con il volto rivolto verso l’obiettivo, la cui presenza e il cui atteggiamento potrebbero essere interpretati come un tentativo di comunicare notizie riferibili al clan camorristico. A fronte di ciò, nel ricorso nulla viene dedotto in modo specifico circa, ad esempio, il fatto che le persone ritratte in secondo piano siano parenti del detenuto indicandone le generalità proprio al fine di giustificarne la rappresentazione nello scatto. Il ricorso va, pertanto, respinto». (g.p.)
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