Sequestrate 500 tonnellate di compost

Si allarga l’inchiesta a Massa d’Albe, scoperti altri due terrenit per lo smaltimento. Contestabile: «È tutto in regola»
MASSA D’ALBE. Altri due terreni, sui quali sono state disseminate oltre 500 tonnellate di compost ( fertilizzante ricavato dai rifiuti organici), sono stati sequestrati dalla Forestale nei pressi di Massa d’Albe. Sequestro che si aggiunge a quelli già compiuti, a fine luglio e per lo stesso motivo, a Scurcola Marsicana e a Magliano de’ Marsi. Anche questo sequestro si inserisce nel filone d’inchiesta che vede indagati, per violazione del codice ambientale, il proprietario del terreno e i due legali rappresentanti della Cesca sas, la società che gestisce l’impianto di produzione del compost. I due rappresentanti della Cesca, Giorgio e Domenico Contestabile, hanno fatto sapere che a loro «non è stato notificato alcun avviso di garanzia» e rigettano «ogni rilievo in merito al compost da loro prodotto». In base alle verifiche condotte dagli agenti della Forestale del comando di Avezzano, coordinati dal vicequestore aggiunto e comandante del Nipaf dell’Aquila, Antonio Rampini, i materiali depositati nei cinque terreni risulterebbero formati da materiale organico miscelato con rifiuti sminuzzati in plastica, vetro ed altre sostanze che sono in corso di accertamento da parte dell’Arta. L’imprenditore Domenico Contestabile non è dello stesso avviso, ritenendo che il compost che esce dal suo impianto di Massa d’Albe «ha tutte le certificazioni richieste» e «che qualche vetro presente nel prodotto vi potrebbe essere capitato casualmente». Intanto, il gip del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, il 29 luglio scorso, ha convalidato il sequestro preventivo dei primi tre terreni dove la Forestale aveva scoperto il compost ritenuto non conforme alle disposizioni di legge. L’inchiesta prosegue per accertare la quantità effettiva di compost cosparso sui terreni finora sequestrati: c’è il sospetto che il quantitativo possa superare quello dichiarato dal proprietario del terreno e certificato dai documenti di trasporto sequestrati. Il quadro delle indagini, tuttavia, non si limita solo a questi aspetti, ma tende a verificare anche l’ipotesi investigativa di un possibile smaltimento di rifiuti al di fuori della Marsica. In questa direzione sono in corso di individuazione i trasportatori che nel giugno scorso hanno effettuato 37 scarichi (ad un prezzo di 0,50 centesimi a tonnellata) nei cinque terreni sequestrati.
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