Sergio Panzone: «A 22 anni sono il sindaco più giovane d’Italia, eletto in nome della restanza»

Panzone è diventato il primo cittadino di San Benedetto in Perillis nell’Aquilano. «La prima telefonata ai nonni, suono l’organetto, la politica è per i giovani»
SAN BENEDETTO IN PERILLIS. San Benedetto in Perillis, borgo di poco più di cento abitanti incastonato tra la Piana di Navelli, la Valle Peligna e la Valle Subequana, il futuro ha il volto di un ragazzo di 22 anni. Diventato il più giovane sindaco d’Italia. Quando il 25 maggio è terminato lo scrutinio delle elezioni comunali, Sergio Panzone, non ha chiamato un leader politico, né un segretario di partito. Ha preso il telefono e ha composto due numeri che conosce a memoria: quelli dei nonni. «Erano più agitati di me», racconta sorridendo. Pochi minuti prima aveva scoperto di essere diventato sindaco con il 58,33% delle preferenze. Trentacinque voti su sessantuno votanti. Un risultato che lo ha portato non soltanto alla guida del suo paese, ma anche a conquistare il primato nazionale. La sua storia è lontana dagli stereotipi della politica. Si sveglia alle 5 del mattino, gestisce l’unico bar del paese, porta avanti un’impresa edile, coltiva l’orto, suona l’organetto abruzzese e sogna di invertire il destino di un luogo che da anni combatte contro lo spopolamento. La sua lista si chiama “Ripartiamo da San Benedetto”. Un nome che sembra un programma, ma soprattutto una dichiarazione d’amore verso il luogo dove è nato e dove vuole costruire il proprio futuro. E quello di una comunità.
Sindaco, qua è stato il primo pensiero quando ha capito di aver vinto?
«Una grande soddisfazione. Ho pensato subito ai cittadini che hanno condiviso la nostra idea di governo del paese. La cosa più bella è stata vedere persone, stanche delle promesse del passato, tornare ai seggi per decidere il proprio futuro. Sapevo che probabilmente sarei stato il sindaco più giovane d’Italia, ma non immaginavo che la notizia avrebbe attirato l'attenzione di tutto il Paese».
Le prime telefonate?
«Ai miei nonni, Liliana e Sergio. Ho chiamato appena finito lo scrutinio, erano circa le 15.30. Ricordo ancora la telefonata. Erano felicissimi. Mia nonna si è emozionata e io con lei. Poi ho abbracciato zio Pietro (Piero Saturni, ndc) che dopo avermi tenuto in braccio da bambino, sarà il mio vice sindaco».
Si sente più emozionato o più preoccupato?
«Entrambe le cose. Prima di candidarmi ho studiato bene le responsabilità che avrei assunto, leggendo il Testo unico degli enti locali e cercando di prepararmi. Però il senso di responsabilità è enorme. Come è grande la voglia di far ripartire il nostro borgo».
Ha avuto paura che la sua età potesse essere considerata un limite?
«No. Credo che a fare la differenza siano passione, dedizione, impegno e costanza, non l’età anagrafica. E di passione ne ho davvero tanta».
Chi è Sergio Panzone senza fascia tricolore?
«Un imprenditore che ha deciso di investire nel proprio paese. Gestisco il Caffè del Centro, l’unico bar di San Benedetto in Perillis, e porto avanti un’impresa edile specializzata nelle finiture. Ho cercato di creare opportunità di lavoro in un territorio che ne ha bisogno».
Ci racconta la sua giornata tipo?
«Mi sveglio alle 5 del mattino e inizio a lavorare. Prima il bar, poi i cantieri nelle zone vicine. Nel tardo pomeriggio ci ritroviamo tutti al bar per un aperitivo in compagnia. Poi palestra e infine a casa dalla mia compagna Francesca».
E lei come ha preso questa avventura politica?
«Mi sostiene in tutto quello che faccio. Mi incoraggia e mi dà la forza per affrontare questa nuova esperienza».
Le passioni di un 22enne sindaco quali sono?
«Molto legate alle mie radici. Coltivo l’orto e gli ulivi, realizzo con mio zio la tradizionale serratura di San Benedetto in Perillis, amo la natura, le escursioni e i percorsi in fuoristrada. E poi suono l’organetto abruzzese durante le serate con gli amici e i compaesani».
Ha dovuto rinunciare a qualcosa della sua vita da ragazzo?
«In realtà no. L’impegno che metto oggi per il paese è lo stesso che ho sempre avuto. Cambiano le responsabilità. Se sarà necessario, ridurrò il tempo dedicato al lavoro per svolgere al meglio il ruolo di sindaco».
Gli amici cosa le hanno detto?
«Sono stati entusiasti. Il loro sostegno è stato fondamentale».
Si considera un idealista o un pragmatico?
«Sono uno che cerca di risolvere i problemi. Non mi sono mai tirato indietro davanti alle difficoltà delle mie attività o della comunità. Ho tante idee per il paese, ma devono essere tutte concretamente realizzabili».
Quando ha capito che era arrivato il momento di scendere in campo?
«Quando ho visto che il punto di non ritorno era vicino. Lo spopolamento e la carenza di servizi sono stati i motivi principali».
C’è stato un episodio preciso?
«Più che un episodio, una sensazione che mi accompagna da quando ero bambino: vedere il paese svuotarsi anno dopo anno».
Da quale tradizione politica proviene?
«Non sono iscritto ad alcun partito. Mi considero prevalentemente di centrodestra. Nei piccoli comuni, però, contano soprattutto i fatti. Le persone giudicano quello che fai, non l’etichetta politica».
Oggi è il 2 giugno. Come ha celebrato la Festa della Repubblica da sindaco?
«Abbiamo organizzato la commemorazione dei caduti, deposto una corona d’alloro al monumento e ho tenuto un discorso alla popolazione. È stato emozionante vedere una partecipazione così numerosa».
Cosa risponde a chi sostiene che i giovani siano disinteressati alla politica?
«Che non è vero. Ho conosciuto tanti ragazzi interessati alla cosa pubblica. La politica è il motore del nostro futuro e non possiamo lasciare che siano sempre gli altri a decidere per noi».
Che cosa rappresenta per lei San Benedetto in Perillis?
«La mia casa. Il luogo dove sono nato, cresciuto e dove voglio costruire una famiglia. Per questo ho scelto di investire qui. Qui ci sono le mie radici, le mie speranze e i miei progetti. La mia famiglia è qui da sempre, avrei potuto fare scelte diverse, come molti miei coetanei andare via ma non ce l’ho fatta… qui c’è tutta la mia vita».
Le tre priorità assolute del suo mandato?
«Contrastare lo spopolamento creando lavoro, aumentare i servizi per la comunità e valorizzare il patrimonio artistico, culturale e immateriale del territorio».
Questa sembra una risposta da politico navigato.
(sorride) «Forse. Ma le promesse arrivano da un giovane che vuole davvero mantenerle».
Da dove si riparte, concretamente?
«Servono posti di lavoro, trasporti pubblici efficienti, incentivi per acquistare o affittare casa, connessioni digitali migliori e una forte promozione turistica. Sono le basi per riportare vita nei piccoli centri».
Che cosa direbbe a un ragazzo che ha lasciato il paese?
«Sono scelte, non posso dirgli nulla, ma spero che il lavoro della mia amministrazione lo convinca a tornare senza bisogno di parole».
Come immagina San Benedetto in Perillis tra dieci anni?
«Un paese con nuove opportunità di lavoro, con giovani famiglie e nuove generazioni capaci di custodire la nostra storia e le nostre tradizioni. Immagino l’apertura di nuove attività, nuove nascite e che quel cento cresca e non diminuisca…».
Le pesa l’etichetta di sindaco più giovane d’Italia?
«Al contrario. È un orgoglio. Significa che la popolazione ha creduto in me, nonostante la mia età, e mi spinge a dare ancora di più».
Ha già ricevuto consigli dagli amministratori più esperti?
«Certo, ma come le dicevo la politica intesa come la si fa nelle grandi città qui può poco. Ho ricevuto tantissimi messaggi e telefonate. Sindaci dei comuni vicini, amministratori di altre regioni ed esponenti istituzionali mi hanno fatto sentire la loro vicinanza».
Quale è il pregiudizio più frequente che incontra?
«L’idea che a 22 anni non si possa essere abbastanza maturi per amministrare un Comune. Ma si sbagliano, avere la mia età è un vantaggio, quello di guardare al nostro futuro con occhi diversi e riuscire a dialogare più facilmente con i miei coetanei».
Qual è la promessa che sente di poter fare oggi ai suoi concittadini?
«Una sola: il massimo impegno, ogni giorno, con costanza e dedizione».
Ultima domanda. Tra vent’anni cosa vorrebbe sentire dire dagli abitanti ricordando il sindaco ventiduenne Sergio Panzone?
«Una cosa molto semplice: è stato il sindaco che ha mantenuto tutte le promesse».
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