Serpari a Cocullo, rito per migliaia

Ospite anche il presidente Marsilio. E adesso s’aspetta il riconoscimento Unesco
COCULLO. Una tradizione millenaria che con il passare degli anni mantiene intatto il suo fascino. Si è ripetuto il rito dei serpari di Cocullo in onore di San Domenico Abate patrono del paese. Migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo hanno preso d’assalto il piccolo centro della Valle del Sagittario per assistere alla tradizionale vestizione del santo. Nella sua omelia il vescovo Michele Fusco ha lanciato un appello a politici e agli amministratori regionali, affinché il santo possa tornare presto nella sua chiesa ai piedi del paese, ancora chiusa e puntellata dal terremoto di 10 anni fa. Sempre coinvolgente e toccante l’uscita del santo dalla chiesa con i serpari ad adornare la statua di cervoni e biacchi catturati nelle passate settimane e custoditi in teche di legno per essere portate in processione e nei prossimi giorni liberate nel loro ambiente tra le montagne che sovrastano il paese. Accanto al sindaco di Cocullo, Sandro Chiocchio, e agli altri sindaci del comprensorio, in processione hanno sfilato anche la senatrice Gabriella Di Girolamo e il presidente della Regione, Marco Marsilio, quest’ultimo tenendo tra le mani alcune serpi, come il più classico dei serpari. «Fin da bambino ho sentito parlare di questo caratteristico rito», ha affermato con emozione, «grazie a un mio zio che aveva scolpito in bassorilievo le serpi di Cocullo. Per la prima volta ho potuto vedere di persona questo rito così suggestivo e coinvolgente». Anche il sindaco Chiocchio ha sottolineato come sia nata una rete tra le comunità dei paesi devoti a San Domenico: «Vogliamo salvaguardare queste tradizioni antichissime che rischiano di scomparire a causa del costante spopolamento dei piccoli centri. Per questo motivo abbiamo deciso di creare una rete per tutelare e valorizzare questo patrimonio anche e soprattutto con l’aiuto dell’Europa». Per rafforzare il rito dei serpari, al fine del raggiungimento del riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Unesco, la Dmc Terre d’Amore sta completando l’iter di apertura di una sede operativa a Cocullo. «Il rito dei serpari si aggiunge allo straordinario fermento culturale che si registra nel Centro Abruzzo, unico nel suo genere in Italia», spiega il presidente della Dmc, Fabio Spinosa Pingue, «esserne consapevoli e dargli un’autentica valenza turistica potrà rappresentare un importante volano di sviluppo autoctono».
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