Settanta viaggi per consegnare cocaina

Le accuse a Cappelletti: uomo di punta del calabrese Mammoliti, droga custodita anche nella sua abitazione di Avezzano
AVEZZANO. In Abruzzo venivano parcheggiate le “briciole” del vasto traffico di droga nel quale Amedeo Carmine Cappelletti, secondo l’accusa, svolgeva la funzione di corriere. Stando alle indagini della Dda di Napoli, sarebbero circa settanta i viaggi fatti dal 69enne di Avezzano in lungo e in largo per la Penisola tra febbraio 2020 e gennaio 2021: quasi tutti per trasportare cocaina, in quantità che variavano da uno a dieci chili, e in alcuni casi per riscuotere o consegnare somme di denaro, soprattutto a Napoli, “sede centrale” dell’organizzazione guidata dal boss campano Raffaele Imperiale.
Cappelletti sarebbe stato uomo di punta del sottogruppo animato da Giuseppe Mammoliti, 52enne calabrese di San Luca, e del quale faceva parte un altro abruzzese, il pescarese Massimo Ballone, 61enne noto per aver fatto parte del gruppo di rapinatori noto come banda Battestini. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, nella mappa di Cappelletti c’erano innanzitutto Roma, Napoli e Andria, centri principali di deposito, prelievo e smistamento. Ma anche Giugliano, Quarto, Sant’Egidio di Monte Albino e Marano in Campania; Lecce e Monteroni in Puglia; Tolfa e Aprilia vicino Roma; Firenze, Pisa, Vinci e Poggibonsi in Toscana; Legnano in Lombardia; Taurianova in Calabria. Tutti posti dove “lavorava” con un carico standard di almeno cinque chili, mentre nella nostra regione avrebbe consegnato, in poche occasioni, quantitativi minori.
La prima consegna accertata in Abruzzo è infatti quella che fa a marzo sulla costa frentana, a San Vito Chietino, dove porta un chilo di cocaina. A luglio in Val di Sangro lascia un altro chilo della stessa sostanza, mentre tra novembre e fine dicembre porta, in tre diverse occasioni, un chilo di stupefacente a San Giovanni Teatino. Stesso periodo nel quale consegna un chilo a San Vito, località che tocca, insieme a Bomba, per una consegna a gennaio.
Direttamente da Cappelletti invece non arrivava nulla nella Marsica. Qui però in alcune occasioni deve tenere in custodia merce da consegnare, solitamente a stretto giro. In rare occasioni, secondo gli investigatori, anche l’abitazione di Cappelletti ad Avezzano sarebbe stata deposito estemporaneo e per quantitativi minori: un chilo tenuto in casa ai primi di marzo in attesa di essere consegnato a Roma. A fine ottobre però da Napoli ne porta ad Avezzano dieci, quantità per la quale era “omologato” il doppio fondo della Mercedes in dotazione a Cappelletti. Tra il 7 e l’11 dicembre tiene prima quattro e poi due chili fra una consegna e l’altra. Un altro chilo conserva in casa il 12 gennaio in attesa di trasportarlo a Firenze il giorno successivo. Cinque chili li parcheggia in casa a fine gennaio, prima di riportarli a Legnano, dove ha appena dovuto ritirare un carico di merce scadente.
Cappelletti, in passato negoziante di scarpe e dirigente dell’Avezzano calcio, è difeso dall’avvocato Franco Colucci. Il legale ha annunciato ricorso al Riesame sul provvedimento restrittivo, e ha dichiarato ieri che il suo assistito è estraneo ai fatti in quanto né avrebbe eseguito i trasporti addebitati, né conoscerebbe altre persone coinvolte nell’operazione.
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