Sfuma il sogno della città di Silone «Penalizzati dalle poche risorse»

Il sindaco Zauri amareggiato: «Scarse finanze per il programma, ma avremmo ricevuto contributi» Vince Agrigento. Apprezzato dalla giuria il dossier presentato dai marsicani sul rischio spopolamento
PESCINA. È prevalsa Agrigento nella competizione tra le 10 città finaliste per diventare “Capitale italiana della cultura 2025”. Pescina era una di esse e per il tema affrontato, senza nulla togliere ad Agrigento, meritava quanto meno l’assegnazione ex equo del prestigioso titolo. Un tema che lanciava un grido d’allarme: fermare lo spopolamento di tanti piccoli centri montani prima che diventino dei paesi fantasma. Per rendersene conto basta farsi un giro per la Marsica. La stessa giuria, presieduta da Davide Maria Desario, in fase di audizione e anche dopo la proclamazione, alla presenza del ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, si è complimentata con la delegazione di Pescina, capeggiata dal sindaco Mirko Zauri per l’argomento scelto e per l’eccellente lavoro svolto.
BADGET
Purtroppo il dossier illustrato da Tiziana Coculo, presidente del Centro internazionale studi Ignazio Silone, molto apprezzato dalla Commissione, non conteneva il budget necessario per attuare i progetti. «La giuria avvicinata dopo la proclamazione della città vincitrice», ha rivelato Zauri, «lo ha detto chiaramente: le risorse finanziarie di cui disponevamo non erano sufficienti a realizzare il programma che ci eravamo proposti. In effetti da parte di tantissimi enti pubblici e privati avevamo avuto l’assicurazione, che qualora Pescina fosse divenuta capitale delle cultura, avremmo ricevuto dei contributi. Questo però per la Commissione non bastava. Purtroppo di più l’amministrazione di Pescina, dato il pochissimo tempo avuto, non ha potuto». A questo punto solo un deciso intervento della Regione, osservano alcuni cittadini, avrebbe potuto aiutare Pescina a superare l’ostacolo. Il presidente Marco Marsilio, in effetti, intervenendo all’audizione, si era detto pronto a «reperire tutti i fondi occorrenti». Un impegno che non è bastato a rassicurare la commissione. Probabilmente se Marsilio avesse comunicato l’entità del contributo che la Regione avrebbe dato a Pescina, come è avvenuto per il Giro d’Italia, le cose sarebbero andate diversamente.
COMMENTI
«Al dispiacere della notizia», ha detto il presidente della Provincia, Angelo Caruso, «fa da contraltare la soddisfazione di aver portato in finale Pescina, con l’orgoglio di tutta la comunità provinciale che ha tifato all’unisono». Gli fa eco Gianni Di Pangrazio, il sindaco di Avezzano che, insieme a oltre 40 Comuni del comprensorio, è stato al fianco di Pescina: «È stata una bella battaglia e, grazie Pescina, la Marsica ha potuto avere un risalto nazionale. Le competizioni sono così. Il problema dell’emarginazione delle aree interne posto da Pescina, comunque, è serio e va affrontato con determinazione».
IL MINISTRO
«Creare questo tour della capitale della cultura», ha detto Sangiuliano prima della proclamazione, «è stata una buona idea: l’essere capitale della cultura consente nell’arco di un anno di accendere i riflettori su una realtà territoriale. La ricchezza di città e borghi italiani è un unicum nel mondo. È qualcosa che abbiamo solo noi e ci viene dalla nostra storia. L’Italia ha due grandi pilastri su cui puntare il suo sviluppo socio-economico: l’impresa con il genio italico e la cultura che si trova nei territori. Ogni comune, anche il più piccolo, è uno scrigno di tesori». Il ministro ha annunciato anche che presto, oltre alla capitale italiana ed europea della cultura, su proposta dell’Ue, avremo anche la capitale europea del Mediterraneo tra Italia, Grecia, Spagna, Francia, Cipro e Malta.
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