Si è spento Ricci, chef dei vip Cucinava solo prodotti tipici

21 Agosto 2018

TAGLIACOZZO. Una vita dedicata all’arte della cucina, con i prodotti tipici abruzzesi sapientemente utilizzati. Per anni ha deliziato i palati dei migliori sportivi del mondo, da Pete Sampras alle...

TAGLIACOZZO. Una vita dedicata all’arte della cucina, con i prodotti tipici abruzzesi sapientemente utilizzati. Per anni ha deliziato i palati dei migliori sportivi del mondo, da Pete Sampras alle sorelle Williams. Ma le sue prelibatezze avevano attratto anche personaggi della cultura italiana come Alessandro Baricco e Giuseppe Tornatore. Lo chef Nazzareno Ricci, dopo aver strenuamente lottato contro una grave malattia, si è spento all’età di 71 anni. I funerali si sono tenuti il giorno prima del suo compleanno a Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo.
Tante le persone presenti alle esequie, non solo dall’Abruzzo. A Roma Ricci era chiamato dai suoi clienti, soprattutto americani, “l’assassino”, un po’ per il suo burbero carattere ma soprattutto perché una volta gustati i suoi piatti, il cliente non poteva fare a meno di tornare nel suo locale. «Io dagli altri compro solo pasta e sale», diceva ai clienti più affezionati, «altri cuochi invece comprano tutto: la mia amatriciana è eccellente perché il guanciale è mio, uso i miei pomodori e il mio pecorino».
Nazzareno, infatti, nel suo locale alla Balduina offriva solo cose che produceva nella sua fattoria di Tagliacozzo dove si rifugiava ogni fine settimana. Oltre che a Roma, ha gestito anche un ristorante alle porte di Tagliacozzo dove sono rimaste celebri le sue peschette al tartufo colte dopo quaranta giorni dalla fioritura e fatte prima bollire e poi marinare in olio tartufato. La sua attività di cuoco è stata recensita da molte guide turistiche e culinarie nazionali come un punto di riferimento per la ristorazione di qualità. Ma non ha mai perso la sua umiltà nel servire al meglio ogni cliente. «Non puoi comprare la carne tagliata», sosteneva, «perché se lo fai non puoi essere chiamato cuoco, sei solo uno con un cappellino in testa». (p.g.)
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