Si pente Raduano, il boss di Vieste detenuto nel carcere di Preturo

L’annuncio del pubblico ministero nel corso di un processo davanti alla Corte d’Assise di Foggia Nel corso di un interrogatorio avrebbe ricostruito il suo passato criminale autoaccusandosi di 12 delitti
L’AQUILA. Si è pentito il boss della mafia garganica Marco Raduano che da qualche settimana – dopo l’arresto in Corsica seguito alla sua evasione un anno fa dal carcere di Nuoro – è rinchiuso nel carcere di Preturo. Ad annunciare il pentimento è stato il pm durante un processo in corso nella Corte d’Assise di Foggia. Dal 20 al 21 marzo i magistrati della Dda di Bari hanno ascoltato il boss di Vieste nel penitenziario aquilano e Marco Raduano ha «deciso di voltare pagina e collaborare con la giustizia». Nel verbale, secondo le prime indiscrezioni trapelate, il boss avrebbe ricostruito gli ultimi anni della guerra di mafia sul Gargano e si sarebbe accusato di numerosi omicidi, una dozzina, tra quelli eseguiti in prima persona e quelli cui avrebbe prestato, in vario modo, collaborazione. Una scia di sangue partita nel 2016, a seguito dell’uccisione del cognato. La notizia del pentimento di Raduano, come detto, è stata data nella Corte d’Assise di Foggia, nell’ambito del processo relativo all’omicidio di Marino Solitro e che vede come imputati il già collaboratore di giustizia Danilo Pietro Della Malva (a processo davanti al gup di Bari) e Giovanni Iannoli. A parlarne è stato in particolare il procuratore della Dda di Bari, Ettore Cardinali, che ha chiesto di aggiungere il nome di Raduano alla lista testi prodotta dalla pubblica accusa. Le verità dell’uomo, infatti, potranno fare luce sulle dinamiche criminali garganiche e su numerose vicende, allo stato, irrisolte.
CHI È RADUANO
«Una personalità vendicativa, sanguinaria e spregiudicata dell’imputato, privo di ogni scrupolo e pervicacemente assetato di potere criminale, pronto a tessere alleanze con altre compagini criminali e sempre a disposizione per la commissione dei più svariati e spietati reati». È questo il ritratto del boss Raduano che emerge dalle carte delle inchieste che lo riguardano e dove si legge anche che la storia di Raduano «denota un’esistenza trascorsa a delinquere, fatti salvi i numerosi periodi di detenzione subiti, che non hanno all’evidenza minimamente piegato la sua attitudine criminale, da ultimo manifestatasi con la commissione di plurimi delitti di sangue, chiaramente espressivi della maggiore pericolosità del reo, che ha manifestato, oltre che una spiccata indole delittuosa, anche una maggior pervicacia e professionalità nel delitto, desunta dalle sue allarmanti relazioni e dalle modalità efferate».
FRANCESCO SCHIAVONE
Nei giorni scorsi è tornato nel carcere di Preturo Francesco Schiavone, detto Sandokan. Il capo dei Casalesi è stato trasferito da Parma alle Costarelle (dov’era già stato nel 1998 e nel 2008), nella stessa palazzina dov’era detenuto il boss Matteo Messina Denaro, morto il 25 settembre 2023, all'età di 61 anni, nell’ospedale dell’Aquila.

