Si spacca la maggioranza di centrodestra

15 Luglio 2020

Accuse pesanti del capogruppo della Lega De Santis su commercio e traffico. Biondi: «È la sua posizione o del partito?»

L’AQUILA. Doveva essere il giorno della presentazione, in consiglio comunale – che si è svolto, per la prima volta in presenza dopo 5 mesi, all’Emiciclo – seppure in via solo ufficiosa, del nuovo Piano comunale del commercio, un documento atteso da quasi 20 anni, contenente le nuove linee guida di programmazione del settore. Ma le nuove misure annunciate dall’assessore e vicesindaco Raffaele Daniele – forti limitazioni alla realizzazione di nuovi centri commerciali in periferia, ritorno all’antico in centro, con negozi di vicinato e botteghe artigiane cui destinare nuovi servizi, agevolazioni e incentivi – sono state oscurate dalla spaccatura apertasi in maggioranza a causa del clamoroso attacco frontale sferrato, durante la seduta, dalla Lega alla giunta Biondi e agli altri partiti della coalizione di centrodestra, per bocca del capogruppo Francesco De Santis. Uno scontro andato ben al di là delle tensioni e delle frizioni, che pure non erano mancate nei mesi precedenti e che apre, di fatto, una crisi di maggioranza vera e propria.
L’ATTACCO DELLA LEGA. De Santis ha sparato a zero su tutti. Sulla giunta in primis, impallinando in particolare gli assessori Daniele e Carla Mannetti. Il primo è stato preso di mira proprio per il Piano del commercio: «Stamattina (ieri, ndc)», ha affermato De Santis «non c’era niente di cui discutere, abbiamo offerto uno spettacolo imbarazzante alle associazioni di categoria, come siamo soliti fare negli ultimi mesi. I piani non si fanno soltanto con i commercianti di successo. Si dovrebbero fare ascoltando anche i commercianti delle periferie, dei centri commerciali, che sembrano essere diventati il male di questa città. Non sappiamo ancora quando il Piano arriverà in commissione, né quando lo voteremo». L’assessore Carla Mannetti, invece, è stata criticata sul Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile): «Siamo alla quindicesima esposizione pubblica e ancora non sappiamo dove far parcheggiare i mezzi degli operai. Chi dobbiamo ancora prendere in giro? Siamo vittime di “annuncite”».
STANZETTE DEL BRANDY. Il furore di De Santis non ha risparmiato nemmeno gli stessi consiglieri di maggioranza: «C’è chi viene a fare la morale e ha preso la metà dei voti dell’ultimo dei consiglieri», ha attaccato il capogruppo del Carroccio, «chi è arrivato a ricoprire ruoli apicali con giochetti da stanzette del brandy, non uscendo mai dai suoi uffici, dai suoi ospedali, dalle stanze segrete della politica, persone che hanno imbarazzato e ridicolizzato il centrodestra cittadino negli anni. Mi chiedo se qualcuno, qui dentro, sia tornato tra la gente a sentire cosa dice la città di questa amministrazione. Sapete se i cittadini sono soddisfatti? Persino i nostri elettori non conoscono i nomi degli assessori, non sanno chi sta in consiglio e a fare cosa. Avevamo regalato un sogno all’Aquila, vincendo le elezioni in modo inaspettato e, direi, rivoluzionario, cavalcando un’onda che avrebbe dovuto portarci a rinnovare la città. Ci siamo ritrovati imbrigliati e di questo mi vergogno».
LA REPLICA DI BIONDI. Non si è fatta attendere, in serata, la replica del sindaco Pierluigi Biondi, che non aveva assistito all’intemerata di De Santis perché aveva abbandonato anzitempo il consiglio. «È inaccettabile», commenta il primo cittadino, «l’atteggiamento di chi getta fango sull’amministrazione di cui è parte integrante. Quando il capogruppo in consiglio comunale del partito che a livello nazionale esprime la maggioranza relativa della coalizione di centrodestra sostiene di sentirsi in imbarazzo per l’azione della compagine che guida la città, viene da pensare che lo stesso sentimento, che è l’esatto opposto del mio, è indirizzato anche nei confronti degli assessori attuali che la sua formazione esprime in giunta ed evidentemente anche per quelli passati, che oggi ricoprono importanti ruoli istituzionali e politici a livello nazionale e regionale. Il partito», conclude Biondi, «spieghi se si tratta di una posizione condivisa o personale».
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