Si spegne a 94 anni il partigiano Umberto

Il papà dell’ex sindaco Cialente partecipò agli eventi del secondo conflitto e fu decorato come combattente per la libertà
L’AQUILA. Sul comodino l’ultimo libro di Camilleri. Aveva finito di leggerlo il giorno prima. Gli immancabili quotidiani e, poi, lo studio pieno zeppo di volumi e ritagli di giornale. Articoli di quel figlio, sindaco-simbolo del terremoto, che lui avrebbe voluto solo medico. Lontano dalla politica. Umberto Cialente, papà di Massimo, si è spento in ospedale a 94 anni. Eroe partigiano durante il secondo conflitto mondiale, ha ottenuto il riconoscimento della Croce al merito di guerra e il diploma d’onore di “Combattente per la Libertà d’Italia”. Ma è stato soprattutto «un padre premuroso», ricorda il figlio Massimo, «un uomo normale, con uno spiccato senso del dovere». «Il leone si è addormentato": così ha dato l’annuncio sui social l’ex sindaco. «Ha voluto», racconta, «che sui manifesti fosse scritto partigiano e combattente. Un ruolo che finora non aveva mai rivendicato, ma a cui teneva particolarmente negli ultimi tempi, vista la situazione politica dell’Italia. Papà è stato un coraggioso, nella vita ha affrontato molti dolori».
«Umberto Cialente», ricorda l’Anpi, «aderì ai Gap poco più che 17enne, con il compito di rastrellare armi nelle caserme abbandonate della milizia e nasconderle in un sotterraneo in via Roma. Quando cominciarono i primi arresti della Gestapo fuggì sulle montagne di Lucoli e si unì alla banda della Duchessa. In uno scontro sui piani di Arcinazzo venne ferito da una baionetta alla spalla destra. Continuerà a combattere risalendo sino alle Alpi Apuane per tornare all’Aquila nel novembre 1944». Attivo e lucido, nonostante l’età, «guidava la macchina, viveva da solo e fino a 80 anni ha continuato a scalare le vette, mosso dalla passione per la montagna», ricorda il figlio. «Ai giovani diceva: avete l’Europa, tenetevela stretta. E ricordatevi di amare la pace e la patria. Fu lui ad accompagnarmi nel 2007, quando entrai in Comune da sindaco, ma non mi ha mai perdonato di aver abbandonato la carriera di medico per la politica». «Va via un uomo libero, un partigiano combattente. Un esempio per tutti noi», le parole di cordoglio della deputata Pd Stefania Pezzopane. Il sindaco Pierluigi Biondi ha espresso «sentimenti di sincera vicinanza alla famiglia, a titolo personale e a nome dell’intera municipalità». Lascia i figli Massimo e Davide, i nipoti Lorenzo, Fabrizio, Alessandro, Federico, Valerio e il pronipote Flavio. I funerali oggi, alle 15,30, nella chiesa di San Pio X al Torrione. Alla famiglia le condoglianze della redazione del Centro.

