Sigilli al depuratore, cinque indagati

6 Marzo 2019

Sotto inchiesta per inquinamento il sindaco Giusti, il presidente della Gran Sasso Acqua, Ajraldi, e tre tecnici

SCOPPITO. Al termine di indagini che sono state svolte dal Nipaf (Nucleo investigativo dei carabinieri forestali) è stato sequestrato il depuratore di Scoppito, che si trova in zona “Mulino Rosso”.
Questo ha comportato avvisi di garanzia a carico del sindaco del paese, Marco Giusti, del presidente della Gran Sasso Acqua, Fabrizio Ajraldi, dell’ex dirigente tecnico Aurelio Melaragni, ora in pensione, Stefano Pacitti, suo successore e responsabile del servizio idrico, e Alfonso Corneli, presidente della Coop 85 che opera nel settore ambientale e che si è occupata del depuratore di Scoppito.
Il reato contestato a tutti è il 452 bis, ovvero l’inquinamento ambientale colposo in concorso.
L’iniziativa, coordinata dalla Procura della Repubblica, segue una serie di segnalazioni di inquinamento fatte da diversi residenti che sembrano aver trovato dei riscontri.
Sarebbe stato appurato il cattivo funzionamento dell’impianto anche analizzando l’acqua con il superamento dei limiti tabellari. Ma la cartina al tornasole di quanto supposto è il venir meno di vegetazione e fauna acquatica. Si è poi appreso che sono state acquisite delle documentazioni riguardanti l’impianto di depurazione.
Alla base di tutto la mancanza di un nuovo depuratore, peraltro previsto, a servizio dei comuni dell’Aquila, con particolare interesse per Sassa, Tornimparte, Lucoli e Scoppito. In passato fu approvato un progetto dall’allora commissario delegato per il risanamento del bacino Aterno-Pescara.
Un progetto che prevede una spesa di oltre 4 milioni. Opera necessaria anche perché il depuratore di Scoppito, a prescindere dal funzionamento, è notevolmente sottodimensionato rispetto alle esigenze.
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