Sigilli alla centrale a biomasse, 4 indagati

30 Ottobre 2021

Collarmele: madre e due figli accusati di gestione di rifiuti non autorizzata, nei guai anche un autotrasportatore marsicano

COLLARMELE. Associazioni ambientaliste, autorità e più cittadini avevano segnalato la presenza di liquidi maleodoranti che invadevano diverse aree di uno stabilimento di Collarmele per la produzione di energia elettrica da biomasse. Dalle denunce nel 2019 ha preso le mosse l’indagine che ha portato al sequestro della centrale e all’iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati, accusate di attività di gestione di rifiuti non autorizzata (in concorso). Si tratta di una donna, E.S., 50 anni, e dei figli F.T. (30) e G.T. (25), tutti di Roma; i primi due legali rappresentanti della società di gestione dell’impianto, il terzo legale rappresentante di un’altra società affittuaria dei terreni limitrofi all’impianto dove erano accumulati i rifiuti solidi. Il quarto indagato è N.C., autotrasportatore marsicano di 58 anni, che per l’accusa spandeva in altre località i liquidi provenienti dai residui delle biomasse già utilizzate nell’impianto.
I carabinieri forestali di Celano, su decreto emesso dal gip del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, hanno eseguito il sequestro preventivo dello stabilimento Think Eco Agri srl, in località La Forma di Collarmele.
I carabinieri forestali di Celano, delegati dal pubblico ministero Andrea Padalino Morichini, in collaborazione con la sezione di polizia giudiziaria della Procura e con i tecnici dell’Arta, hanno accertato che i liquidi provenivano dall’irregolare deposito o dallo stoccaggio del digestato. Questo materiale, che resta dopo i processi di trasformazione cui si sottopone la biomassa, di cui si è trovata una quantità di circa 5mila metri cubi, era posto direttamente su terreno non impermeabilizzato e, senza le dovute opere di contenimento, invadeva i terreni circostanti. Inoltre, gli investigatori hanno accertato che circa 90mila tonnellate di digestato liquido è stato sparso su altri terreni, facendo figurare un utilizzo agronomico di tale sottoprodotto dell’impianto (invece di considerarlo come rifiuto), portandolo fuori dallo stabilimento con documenti di trasporto integralmente falsi.
I militari hanno rilevato ulteriori irregolarità nella gestione e nello stoccaggio di altre tipologie di rifiuti prodotti nell’impianto, come detriti di demolizione, materiali ferrosi, oli lubrificanti, filtri e imballaggi.
Le risultanze investigative hanno portato alla richiesta e successiva emissione del sequestro preventivo e all’iscrizione dei quattro sul registro degli indagati.
Le indagini proseguono per accertare il possibile coinvolgimento di altri soggetti.
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