Sindacati ospedale: meno precarietà più qualità dei servizi
L’AQUILA. «Discontinuità con la vecchia gestione, il lavoro e la qualità dei servizi erogati devono tornare al centro del dibattito». Lo sostengono, in una nota, i sindacalisti Francesco Marrelli,...
L’AQUILA. «Discontinuità con la vecchia gestione, il lavoro e la qualità dei servizi erogati devono tornare al centro del dibattito». Lo sostengono, in una nota, i sindacalisti Francesco Marrelli, Anthony Pasqualone e Angela Ciccone (Fp-Cgil), Salvatore Placidi (Fsi), Pierino Fasciani (Fials), Antonio Santilli (Nursind), Giuseppe Gentile (Usb).
«Perché non si sono mai affrontati i problemi di tutti i lavoratori del comparto e della dirigenza sanitaria?», si chiedono gli esponenti sindacali. «È doveroso rammentare che le scriventi organizzazioni sindacali hanno sempre rivolto sollecitazioni e promosso incontri sulle tante questioni rimaste da anni irrisolte, se non addirittura mai affrontate. Ci riferiamo in particolare: al mancato scorrimento della graduatoria del concorso per coordinatori e, di conseguenza, al mancato espletamento delle procedure concorsuali per i coordinatori al fine di regolarizzare definitivamente le posizioni attualmente ricoperte da “facenti funzioni”, dei quali solo alcuni indennizzati a seguito di ricorso giudiziale per le mansioni svolte, nonostante la graduatoria vigente. Tale procedura permetterebbe sia di completare l’assetto organizzativo delle strutture sanitarie, sia di recuperare unità lavorative che attualmente risultano, nella dotazione organica, infermieri addetti alla assistenza diretta del paziente. Così, nei fatti, non è, in quanto i predetti lavoratori devono sopperire alle numerose incombenze proprie del coordinamento. A una mancata regolamentazione sulla mobilità interna del personale che possa scrivere regole chiare e certe per tutti i lavoratori che oggi, in carenza di ciò, si vedono costretti a rivolgersi “ai santi in paradiso”. Alla mancata contrattazione degli anticipi e relativi conguagli alla produttività collettiva e mancata costituzione dei fondi, al fine di riconoscere e premiare “il merito” dei lavoratori, emolumenti fermi oramai da alcuni anni. Mancata indizione delle procedure selettive per le posizioni organizzative e l’erogazione delle relative spettanze oramai ferme al 2014, anno in cui la cogestione di parte di alcuni sindacati era all’apice. Attribuzione delle progressioni economiche orizzontali (fasce). Accordo siglato a novembre 2015 sbandierato da due sigle sindacali come accordo di interesse generale e oggi assoggettato al controllo del Dipartimento della Funzione Pubblica e della Corte dei Conti. Adeguamento economico e riconoscimento dei buoni pasto per tutti quei lavoratori che attualmente non posso usufruire della mensa aziendale. Problematiche relative alle strutturali carenze di personale e il relativo proliferarsi di precarietà in tutte le strutture ospedaliere».
«Tutto ciò», proseguono, «senza affrontare il vero nodo di rendere il lavoro stabile e garantire continuità lavorativa ai lavoratori precari. Riqualificazione del personale ausiliario. Procedure di stabilizzazione per coloro che avevano raggiunto i requisiti previsti dalla vigente normativa. La ricollocazione, nel pieno rispetto delle vigenti normative contrattuali, del personale riconosciuto “inidoneo alle mansioni proprie del profilo di appartenenza”. Controllo e verifica del ricorso al lavoro straordinario come strumento di attuazione di attività ordinaria, mancata costituzione banca ore e regolamentazione contrattuale dell’orario di lavoro collettivo. Oggi emergono i molteplici problemi mai affrontati, il sindacato delle stanze chiuse e degli accordi di corridoio ha generato solo confusione e ridotto al lumicino il ruolo essenziale della contrattazione collettiva».

