Sindaco e cardinale chiudono la Porta

Migliaia di fedeli nella basilica per l’indulgenza plenaria
L’AQUILA. Alle 20,05 di ieri sera il sindaco Pierluigi Biondi e il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi hanno chiuso la Porta Santa aperta circa 24 ore prima facendo così calare il sipario sulla 724ª Perdonanza celestiniana (nella fotocronaca di Raniero Pizzi).
LA CHIUSURA. Il rito di chiusura – che per la prima volta è stato compiuto da un cardinale perché, come noto, Petrocchi è diventato principe della Chiesa due mesi fa – è stato preceduto dalla celebrazione della messa presieduta dall’arcivescovo e concelebrata dal nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini e da alcuni sacerdoti della diocesi. La basilica di Santa Maria di Collemaggio anche questa volta ha fatto il pieno di fedeli che hanno occupato ogni posto disponibile. Per un paio d’ore hanno taciuto gli strumentisti che nel primo pomeriggio avevano iniziato le prove in vista del concerto di Francesco De Gregori che si è svolto in serata. Ottima, durante la celebrazione, la performance del coro diocesano accompagnato dall’ensemble strumentale della basilica. Il temuto ingorgo tra il corteo storico – con la Dama della Bolla in uscita da Collemaggio verso Palazzo Fibbioni – e le migliaia di persone dirette verso il prato davanti alla basilica per lo spettacolo musicale, è stato scongiurato anche se non sono mancate lunghe file di auto nei pressi del “teatro del Perdono”. Pure ieri il clima ha fatto la sua parte in positivo. L’edificio sacro è stata meta di migliaia di persone che in maniera ininterrotta hanno varcato la Porta Santa per lucrare l’indulgenza (pentiti e confessati) concessa da Celestino V oltre 700 anni fa. L’atto finale della Perdonanza è stato più snello e raccolto (è durato un’ora e mezza circa). Presenti le autorità locali, il questore, i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, il parlamentare Gaetano Quagliariello, rappresentanti della magistratura tra cui l’ex procuratore della Repubblica dell’Aquila Fausto Cardella, e naturalmente le principali figure del corteo storico con in prima linea la Dama della Bolla.
L’OMELIA. L’arcivescovo, nella sua omelia, ha toccato molti temi tenendo sempre al centro dell’attenzione il Perdono e la Misericordia. «Il Perdono», ha detto l’alto prelato, «è la prima regola nella grammatica della buona convivenza, a livello interpersonale e sociale. È una grazia da implorare e una fiamma da mantenere accesa, attraverso l’esercizio di una fraternità solidale e lungimirante, perché alimentata dalla speranza. La Perdonanza», ha continuato, «chiede la purificazione della memoria, che non comporta la cancellazione dei ricordi, ma spinge a rivisitare i nostri archivi interiori con la luce liberante della sapienza e la potenza purificante della carità».
ANNO MARIANO BIS. Petrocchi ha inoltre annunciato un Anno Mariano bis. «Come sapete», ha affermato, «il 13 di ottobre si concluderà l’Anno Mariano indetto nella Chiesa aquilana con la solenne consacrazione della nostra diocesi e della nostra città al Cuore immacolato della Madre di Dio. L’itinerario spirituale che abbiamo percorso, con grande fervore e folta partecipazione, continuerà con un secondo Anno di impronta mariana. Già da ora si può intravedere l’orientamento che ne segnerà la traiettoria: la tensione a crescere come Chiesa comunione per vivere di più come Chiesa in missione, avendo Maria come madre e modello».
IL SINDACO. Alla fine della messa è intervenuto il sindaco Biondi apparso soddisfatto della sua prima vera Perdonanza (lo scorso anno aveva trovato l’organizzazione già in itinere). Il primo cittadino ha iniziato con un ricordo della catastrofe di nove anni fa e con un messaggio ai familiari delle 309 vittime del terremoto del 2009 «per sempre segnati da quella immane tragedia e ai quali vanno oggi il nostro pensiero, il nostro raccoglimento e le nostre preghiere». Ha poi fatto una sorta di primo bilancio della Perdonanza 2018. «Quello che ho visto», ha detto, «in questa edizione della Perdonanza, nelle strade e nelle piazze finalmente traboccanti di vitalità, nei volti delle persone, nei sorrisi dei bambini, nell’entusiasmo dei giovani, è l’amore per questa città. Un amore che è stato più forte del dolore e della distruzione, dello sgomento e delle difficoltà. Un amore che si è fatto fiducia e pazienza, speranza e caparbietà. Questa Perdonanza ci dice che ce la possiamo fare e che, grazie a questo amore, possiamo vincere la nostra sfida. Abbiamo già sconfitto i nemici peggiori: lo sconforto e l’abbandono». Ha infine ringraziato «quanti hanno lavorato, per mesi, alla riuscita di questo evento: il comitato Perdonanza, il vicepresidente e assessore alla cultura Sabrina Di Cosimo, il direttore artistico Leonardo De Amicis, la Curia aquilana, il cardinale Joao Braz de Aviz, il cardinale Giuseppe Petrocchi, monsignor Orlando Antonini, le istituzioni civili e militari, la protezione civile, i volontari e quanti hanno sostenuto economicamente la manifestazione». Poi, tradito forse dall’emozione, ha concluso: «arrivederci alla Perdonanza 2018». Ma nessuno ci ha fatto caso più di tanto anche perché subito dopo è iniziato il rito della chiusura della Porta.
L’ORGANIZZAZIONE. Quella di quest’anno sarà ricordata come la Perdonanza tornata alla normalità grazie alla ritrovata basilica di Collemaggio e a un’organizzazione che ha curato gli eventi puntando sulla qualità (forse l’unica cosa su cui riflettere un attimo è l’opportunità del megapalco davanti alla basilica almeno nei giorni clou). Gli aquilani hanno partecipato godendosi la parte di città ricostruita. E non è poco. Se sarà stato un nuovo inizio lo si vedrà nei prossimi anni. Attendendo il riconoscimento dell’Unesco.
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