Sit-in a Poggio Santa Maria «Ridateci la nostra chiesa»

Le donne del paese mobilitate per chiedere l’avvio del cantiere a 12 anni dal sisma L’edificio sacro è in abbandono: detriti e sporcizia. Anche il grande organo a rischio
L’AQUILA. Questa volta andranno fino in fondo. Anche se dovesse essere necessario dar vita ad azioni eclatanti.
A Poggio Santa Maria di Sassa gli abitanti sono – come si suol dire – sul piede di guerra. Sono anni che reclamano l’avvio del cantiere per la ristrutturazione e il restauro della chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta. La statua della Madonna, che prima del sisma ogni anno a Ferragosto veniva portata in processione per le strade del borgo, ora è desolatamente abbandonata all’interno dell’edificio sacro. Tutto intorno calcinacci, escrementi di animali, crepe evidenti soprattutto fra la facciata e il resto delle mura. I banchi sono ammonticchiati alla meglio. Gli altari sono stati “spogliati” di alcune opere d’arte ora conservate in qualche anonimo magazzino aquilano, le piccole statue dell’Addolorata e di San Vincenzo sono nelle loro nicchie in attesa che si compia il “miracolo” e che qualcuno cominci a occuparsi sul serio di questa chiesa che non è solo luogo di culto, ma anche un simbolo identitario per chi qui ci è nato e vissuto. E poi lo splendido organo, che rischia seriamente di essere danneggiato dalle infiltrazioni d’acqua, dal freddo e dal gelo. L’unica cosa che ancora funziona è la campana, che viene suonata quando qualcuno muore.
CHIUSA DA DODICI ANNI. Qui dal 2009 non si possono celebrare né matrimoni né funerali. Anche per la messa domenicale bisogna andare a Colle di Sassa. «Siamo stufi di questa situazione», dice fra il rassegnato e l’arrabbiato Anna Centi. «Ci sentiamo presi in giro», rincara la dose Francesca Coccia. «Sono anni che cerchiamo un interlocutore con cui parlare, che sia la Curia, il Comune, la Soprintendenza, ma finora non abbiamo ottenuto nulla di concreto». Elena Micarelli e Fiorina Ricci chiedono a gran voce che qualcuno le ascolti e soprattutto dia delle risposte certe sui tempi dell’intervento. Nei prossimi giorni sarà inviata al Segretariato regionale per i Beni Culturali (struttura periferica del ministero e stazione appaltante) una lettera per chiedere un incontro ufficiale fra i vertici dell’ente e una delegazione di parrocchiani di Poggio Santa Maria. La lettera sarà inviata per conoscenza anche al ministro della Cultura Dario Franceschini. La cosa incredibile della vicenda è che i soldi per i lavori, più di 2 milioni di euro, ci sono da sei anni. Sono stati stanziati con la delibera Cipe numero 77 del 2015 che prevede una cinquantina di interventi, quasi tutti per le chiese dell’Aquilano, per un valore totale di circa 60 milioni di euro. A scorrere la lista, però, si resta basiti. Pochissimi dei lavori finanziati sono iniziati. La stazione appaltante è, come detto, il Segretariato regionale dei Beni culturali che anche a causa della esiguità del personale non riesce a far fronte all’enorme mole di lavoro. Qualche settimana fa era stato il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini a lanciare sul Centro l’allarme sulla mancata ricostruzione delle chiese danneggiate dal terremoto del 6 aprile 2009. Antonini, in particolare, suggeriva di dare la priorità alle chiese parrocchiali per restituire a ogni paese un luogo di culto e di aggregazione.
LA STORIA DELLA CHIESA. La chiesa di Poggio Santa Maria (borgo di circa 300 abitanti a una decina di chilometri dall’Aquila) ha origini che risalgono all’XI secolo. La costruzione medievale fu ristrutturata in epoca barocca con la realizzazione di una nuova facciata tripartita in pietra, con architrave del portale classicheggiante. Situata sulla sommità del colle su cui si adagia il paese di Poggio Santa Maria, la chiesa di Santa Maria Assunta presenta un’imponente struttura visibile da lontano, in muratura mista di pietra e laterizio, con cantonali e facciata in blocchi di pietra squadrati. Gli altari laterali sono barocchi con colonne in marmo o falso marmo, capitelli compositi, timpano curvilineo spezzato. La piazza che si trova ai margini dell’edificio sacro del paese nel 2006 è stata intitolata all’educatrice Barbara Micarelli (1849-1909), i cui nonni erano originari di Poggio Santa Maria.
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