Solar Impulse, a bordo c’è un po’ di Marsica

9 Agosto 2016

L’ingegner Maurizio Babbo, 31 anni di Avezzano, tra i progettisti del velivolo a energia solare

AVEZZANO. Dietro il volo del primo aereo che ha circumnavigato il globo senza l’ausilio di idrocarburi, ma solo con l’energia del sole, c’è un po’ di Avezzano. Nella progettazione del Solar Impulse, infatti, c’è anche l’ingegnere aerospaziale avezzanese Maurizio Babbo, classe 1981. Pesante 3 mila chili, con un apertura alare di oltre 60 metri, il Solar è un aereo con quattro motori elettrici alimentati da 20 cellule solari, nato da un progetto svizzero del 2008 pensato e messo in pratica da due ricchi esploratori. Il professionista avezzanese ha avuto un ruolo per nulla marginale, anzi. Con un programma studiato appositamente per il progetto, ha elaborato tutti i dati allo scopo di rendere possibile il volo nelle condizioni di tempo migliori per l’accumulazione di energia solare. Cinque anni fa Maurizio ha fatto fatica a trovare uno sbocco occupazionale in Italia. Del resto, non si aspettava la vita facile. Anche quando ha giocato a rugby ( 20 anni con l’Avezzano, di cui 10 come capitano) era abituato a stringere i denti e a spingere avanti senza sosta. Uno sport che, evidentemente, ha temprato il suo spirito: non si è perso d’animo. Si è guardato attorno, ma ovunque girasse gli occhi altro non vedeva che valigie. Uno strumento che in tutti questi anni lo ha sempre accompagnato: «Qualche volta», racconta, «ho fatto anche a meno di disfarla, pronto per la tappa successiva». Ha lavorato a Tolosa, (Francia), a Monaco di Baviera (Germania); dopo qualche anno è tornato in Italia, ad Avezzano. «Per un attimo ho creduto di poter tornare a casa e realizzare i miei sogni vicino alla mia famiglia e con la mia compagna Natasha, poi, invece, ho capito che non sarebbe stato così». Maurizio, infatti, ha dovuto di nuovo riprendere la sua fida compagna di viaggio, nella quale, tra le altre cose, ha trovato posto anche la sua mitezza di spirito, e confidando sul suo bagaglio professionale, sempre più ricco, si è rimesso sulle strade d’Europa. È approdato a Montecarlo. Qui ha contribuito a portare a termine una delle missioni più rivoluzionarie della storia della tecnica e della scienza, almeno sotto il profilo simbolico. Ospite in una residenza messa a disposizione dal principe Alberto di Monaco, Maurizio ha partecipato a un team di ingegneri che ha fatto circumnavigare il globo al primo aereo solare. Il loro intento era dimostrare al mondo che si può pensare un futuro diverso utilizzando fonti di energia pulita. Nel team, Maurizio è stato l’esperto degli strumenti di simulazione e di analisi di tutti i dati fondamentali per il successo della missione: la rotta, l’aeroporto di partenza e quello di destinazione la velocità dell’aereo, altitudine e tutte le possibili criticità da evitare. «Sarebbe bastato un piccolo errore», ha spiegato, «per vanificare la missione. Invece, tutto è andato bene».

Dario Pallotta

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