Soldi al Maxxi, la guerra dei musei

Nuove critiche sulla decisione di insediare la sede distaccata a Palazzo Ardinghelli. Arbace: «Ci sono anche altre realtà»
L’AQUILA. «Una decisione così rilevante, quale quella di affidare al Maxxi di Roma uno dei più prestigiosi palazzi del centro storico dell’Aquila, il settecentesco Palazzo Ardinghelli, avrebbe meritato un approfondito studio preliminare con una discussione e un confronto esteso alle altre istituzioni culturali esistenti in città, che conservano opere nient’affatto secondarie e di importanti artisti». La direttrice del polo museale d’Abruzzo, Lucia Arbace, coglie al balzo la polemica lanciata nei giorni scorsi dalle colonne del Manifesto da Alessandro Monti, con un lungo servizio dal titolo “L’Aquila non ha bisogno del brand Maxxi”. Una polemica che sembra destinata a divampare negli ambienti culturali cittadini, a pochi mesi dall’apertura della sede distaccata del museo romano: la stessa Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, ha assicurato l’inaugurazione del museo per la primavera del 2019. «Un’operazione politica che lascia sullo sfondo le vere esigenze di rinascita culturale della città, devastata dal terremoto del 6 aprile 2009», attacca Monti. «Palazzo Ardinghelli (oltre 1.600 mq), ricostruito e ormai agibile grazie al contributo di 7,2 milioni di euro donato alla città dalla Federazione russa, viene assegnato per vent’anni al Maxxi, mentre Archivio, Soprintendenza unica, Segretariato regionale per l’Abruzzo sono ristretti in locali privati per i quali lo Stato paga un canone. E il Museo nazionale (Munda), evacuato dal Castello spagnolo, è ora negli esigui spazi dell’ex mattatoio comunale, esponendo solo il 10% delle sue opere». In quella che definisce «una città spopolata dal terremoto» il giornalista ritiene che le realtà culturali «sarebbero inevitabilmente schiacciate dall’ingombrante brand». Infine, un’analisi precisa: «Accanto al Munda, dovrebbero essere valorizzati l’Accademia di belle arti, istituita nel 1969, che ha avuto docenti prestigiosi come Marotta, Spalletti, Bonito Oliva, Ceroli, Cascella, il Museo sperimentale d’arte contemporanea (Muspac) attivo dal 1993 con una ragguardevole collezione. È augurabile che il nuovo ministro dei Beni culturali sospenda il protocollo d’intesa con il Maxxi e valuti l’opportunità di sottoscriverne un altro con le istituzioni e associazioni culturali aquilane più significative, da ospitare a Palazzo Ardinghelli (magari insieme alla Soprintendenza unica con compiti di stimolo e coordinamento), destinando i fondi già stanziati (2 milioni annui dal 2018 al 2024) al sostegno delle loro iniziative creative». Una posizione condivisa dalla Arbace, che ribadisce: «Il Munda si è impegnato nell’acquisizione di arte contemporanea sin dalla metà degli anni Cinquanta, all’indomani della mostra Panoramica curata nel 1955 da intellettuali ben noti, tra cui Alessandro Clementi. Le scelte di partenza e la programmazione delle attività di questo nuovo soggetto che opera in un settore complesso, sospinto da interessi d’ogni genere, come l’arte contemporanea, vanno quindi armonizzate con i percorsi di valorizzazione attuati dalle altre realtà attive nel medesimo circuito da decenni, senza peraltro poter contare in elargizioni altrettanto generose».
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