«Soldi dai parenti delle vittime» Adesso la bufera è sul Comune

Contenzioso sul crollo di via Campo di Fossa: lettera intima di ripagare le spese di lite per 18mila euro I familiari si preparano a contestarla, mentre i comitati si riuniscono per decidere come reagire
L’AQUILA. Ancora polemiche senza fine sulla più profonda delle ferite degli aquilani (e degli abruzzesi). Quella del terremoto del 2009, riaperta dalla sentenza choc di ottobre sul crollo di via Campo di Fossa 6/B della giudice Monica Croci, che assegnò a tre vittime – Ilaria Rambaldi, Paolo Verzilli e Alberto Guercioni il concorso di colpa del 30% per la loro stessa morte per la «condotta incauta» di restare in casa. Ora la bufera investe il Comune dell’Aquila, che nei giorni scorsi ha chiesto il rimborso delle spese legali ai familiari dei tre ragazzi per essere stato chiamato in causa e poi scagionato.
LA REAZIONE
«Il Comune poteva attendere l’Appello, invece ha richiesto le spese legali tramite una lettera – che però non è una vera e propria diffida – per una cifra che in totale ammonta a circa 18mila euro. Non ce lo aspettavamo», ha ribadito ieri Luciano Angelone, il legale dei familiari delle vittime, che incontrerà nelle prossime ore per decidere se e come contestare la lettera. Concetto simile era stato espresso poche ore prima e con toni più accesi da Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria, che ha diffuso la notizia della richiesta ricevuta dall’Avvocatura comunale. Lo stupore è dovuto al fatto che all’Appello si andrà sicuramente e la causa sarà riaperta: proprio lo stesso Comune ha fatto ricorso contro la sentenza choc, prima di tutti gli altri soggetti interessati (vedi articolo in pagina).
Alla notizia della richiesta delle spese legali si sono attivati i comitati. È fissata per oggi, infatti, una riunione tra gli organizzatori delle manifestazioni che seguirono la pubblicazione della sentenza choc sotto lo slogan “Le vittime non hanno colpe”. Nell’incontro si deciderà quale reazione mettere in campo contro il comportamento del Comune.
Mentre sono già scattate le polemiche politiche. «La città si è ribellata a una sentenza ingiusta. Abbiamo pianto di rabbia, ci siamo abbracciati per darci forza, abbiamo detto che le vittime non hanno colpa», scrive la consigliera del Partito democratico Stefania Pezzopane, continuando facendo riferimento alla manifestazione di protesta: «Quel giorno alla Villa comunale il sindaco Pierluigi Biondi non è venuto, ma poi il consiglio comunale era stato chiaro, votando all’unanimità un ordine del giorno proposto dalla minoranza. Tutti abbiamo portato il cartello in mano. Per dire che non possiamo accettare una tale assurdità. Ed il Comune che fa? Chiede soldi alle famiglie. Li fa con una laconica lettera dell’avvocato Domenico De Nardis piena di numeri. Eppure c’è l’Appello e ci sono poi sentenze successive che hanno detto che le vittime non hanno colpe e che altri, ed anche lo Stato è responsabile». Quindi la conclusione: «Il Comune chieda scusa a queste famiglie sconfortate e ritiri quelle lettere. Un po’ di umanità non guasterebbe. Ed un po’ di lealtà nei confronti della città e del consiglio comunale che all’unanimità ha detto che le vittime non hanno colpe. Bisogna scegliere da che parte stare».
LA RICHIESTA
Nella causa civile finita con la sentenza choc, i familiari delle tre vittime avevano chiamato in causa, oltre ai ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e agli eredi del costruttore, anche il Comune. Ma la giudice ha scagionato il municipio: «Il controllo a detto ente demandato prevede un controllo meramente formale circa l’esistenza delle autorizzazioni di competenza di Genio civile e prefettura, sicché non si ravvisa un’omissione rilevante». È per questo che ora l’Avvocatura comunale chiede indietro le spese legali ai familiari. Ma riaccendendo gli animi.
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