Soldi per puntellamenti, le difese: «Nessun pagamento a Tancredi»

Arringhe conclusive dei difensori di quattro imprenditori e tecnici imputati: «Non ci fu corruzione» I legali fanno leva sulle conclusioni già esposte dal pm anche per negare la truffa: «Perizie inefficaci»
L’AQUILA. «Niente corruzione, né tantomeno la truffa». Parlano le difese nel processo sul presunto giro di mazzette per i puntellamenti post sisma 2009. Nell’udienza di ieri sono stati gli avvocati di quattro dei nove imputati nell’inchiesta Redde rationem a esporre le loro tesi. Per Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, titolari della società DiPe, anch’essa inquisita, rispettivamente assistiti da Massimo Carosi e Riccardo Lopardi con Monica Giovenco, così come per il tecnico Michele Giuliani e l’architetto Nicola Santoro, affiancati da Massimo Manieri e Stefano Rossi, le contestazioni sono destinate a cadere, salvo clamorosi sviluppi legati alla sentenza attesa per fine aprile. Nei loro confronti e per altri quattro imputati, i tecnici Roberto Scimia e Roberto Arduini, l’ex cerimoniera del Comune Daniela Sibilla e l’imprenditrice Concetta Toscanelli, la richiesta presentata dal pm Guido Cocco in sede di requisitoria è stata di proscioglimento. I difensori sentiti ieri, dunque, hanno fatto leva e rafforzato le argomentazioni addotte dal pubblico ministero, subentrato nel procedimento ad Antonietta Picardi, nel frattempo trasferita ad altro incarico. È rimasta in piedi solo l’accusa di tentata estorsione a carico di Pierluigi Tancredi, ex assessore di centrodestra ed ex consigliere comunale di opposizione all’epoca dei fatti contestati. Per quest’ultimo, la cui difesa sarà ascoltata il 23 marzo, insieme a quelle degli altri imputati rimasti, il pm ha chiesto quattro anni e mezzo di reclusione, nonché 880 euro di multa. È venuta meno, per sei accusati compreso Tancredi, la contestazione più grave: quella di corruzione. I difensori, rimarcando le tesi del pm, hanno evidenziato che l’ex consigliere non si poteva ritenere pubblico ufficiale nel momento delle presunte dazioni di denaro collegate ai puntellamenti. La DiPe, inoltre, era nella white list delle aziende a cui affidare i lavori, per cui non aveva bisogno di pagare Tancredi per ottenerli. Non ha retto neppure la truffa a carico dei tecnici per la maggiorazione dei costi degli interventi. Le perizie, infatti, sarebbero state inficiate di errori e comunque non hanno prodotto riscontri certi a sostegno dell’accusa.
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