Soldi sequestrati, il Riesame annulla

30 Novembre 2016

In due sotto inchiesta per contributi destinati alle imprese del cratere

CASTELVECCHIO SUBEQUO. Avevano subìto un sequestro conservativo di oltre mezzo milione per aver beneficiato ingiustamente, secondo le accuse raccolte dalla Guardia di finanza, di contributi comunitari regionali destinati alle nuove imprese nel cratere sismico aquilano. L’altro giorno il tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento perché la ditta indagata, difesa dall’avvocato Alessandro Margiotta, è riuscita a produrre prove e controdeduzioni tali da convincere i giudici dell’inconsistenza dei reati contestati. Il provvedimento di sequestro nei confronti della Gran Sasso Service era scattato al termine di un’articolata attività di polizia giudiziaria, condotta dalle Fiamme gialle e coordinata dalla Procura di Sulmona, terminata nel 2015. Nello specifico, dalle indagini sarebbe emersa una truffa aggravata ai danni dello Stato, messa in atto da coniugi proprietari dell’azienda, Dario D’Addamio e Domenica Maddalena Pignatelli che era anche l’amministratrice. Per l’accusa i due, attraverso dichiarazioni false e la contraffazione di documenti contabili avrebbero dissimulato la sede effettiva della società che, in realtà, operava in una città fuori cratere. Secondo la Finanza, la sede amministrativa della Gran Sasso Service risultava all’Aquila mentre in realtà operava stabilmente a Sulmona e nella Valle Peligna. Il contributo comunitario, che D’Addamio e Pignatelli avrebbero percepito, ammonterebbe a 500mila euro. Accuse infondate secondo l’avvocato Margiotta, perché la sede operativa dell’azienda è a Castelvecchio Subequo, mentre quella legale all’Aquila. A Sulmona, secondo il legale, ci sarebbe solo un deposito, acquistato successivamente e utilizzato come garage. «La decisione del Riesame», afferma l'avvocato Margiotta, «corregge un provvedimento adottato con eccessiva fretta e senza tenere conto delle istanze dei miei assistiti». (c.l.)

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