Sono ancora 54 le baracche post-terremoto

Le strutture costruite tra il 1916 e il 1920 sono oggetto di una sanatoria per le occupazioni abusive
AVEZZANO. Sono ancora 54 e risalgono al periodo tra il 1916 e 1920, quando la città stava lentamente rialzandosi dal sisma del 13 gennaio 1915. Le chiamano tutti “baracche” ma il nome ufficiale, inciso su un decreto firmato dal re Vittorio Emanuele III, è “casette asismiche”. Furono realizzate per dare una sistemazione, all’epoca definita «provvisoria», agli sfollati del terremoto ma molte sono rimaste al loro posto dopo oltre un secolo. Secondo un decreto luogotenenziale del 16 gennaio 1916, appartengono ancora al Comune di Avezzano. Gli alloggi, ubicati in diverse aree della città e in alcune frazioni, sono oggetto di un programma comunale per la sanatoria di occupazioni abusive approvato con una delibera del 2000 del consiglio comunale che prevede, tra l’altro, la vendita degli immobili in favore degli occupatori. La presenza delle baracche spicca anche nel piano alienazioni 2023-2025 approvato dal Comune lo scorso 30 dicembre: sono 21 quelle messe in vendita dall’ente. Le abitazioni si trovano nelle frazioni di Paterno, San Pelino e Cese e potranno essere acquistate per una cifra che va dai 9mila ai 12mila euro. In alcuni casi, gli acquirenti potranno beneficiare anche di un ampliamento su un’area comunale per un investimento che può arrivare fino a 50mila euro. Le altre casette (all’epoca ne furono realizzate circa 10mila in tutta la Marsica) sono state demolite. Ad Avezzano l’ultimo abbattimento risale al 2016: l’abitazione era stata costruita su via Garibaldi, non lontana dalla chiesa della Santissima Trinità.
Le baracche asismiche vennero realizzate per soddisfare l’impellente bisogno di ricoveri. Poi sorsero vere e proprie baraccopoli aggregate secondo la morfologia del territorio. I rifugi, sicuri per l’epoca, erano realizzati a un solo piano, con il tetto spiovente in travi di legno e le mura con sottili mattoncini. Stando al valore di mercato inserito nel piano comunale delle alienazioni, le 21 casette messe in vendita valgono poco meno di 180mila euro. Ad Avezzano e frazioni, come detto, ne restano ancora 54. La maggior parte fu abbattuta. Nel corso degli anni, alcune associazioni del territorio avevano spinto il Comune alla riconversione delle baracche in ambito sociale e culturale, che avrebbe avuto un duplice obiettivo: spazi gratuiti per le attività e risparmio sui costi di demolizione. (l.p.)
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