Sono dieci i manoscritti rubati L’appello dei frati: «Restituiteli»

30 Agosto 2022

Le opere di Giuseppe da Leonessa risalgono al ’600, materiale importante per la storia dei Cappuccini Il raid durante la visita del Pontefice. Padre Luca: «Temiamo che vadano perduti, sarebbe un danno»

L’AQUILA. Il grande timore è che chi ha rubato i manoscritti di Giuseppe da Leonessa, una volta compreso che il valore commerciale non è altissimo, possa disfarsene in malo modo, addirittura anche gettandoli sbrigativamente nella spazzatura. Sono una decina i quaderni trafugati dal monastero di Santa Chiara, vergati mano dal santo nato nel 1556 a Leonessa, oggi nel Rietino ma fino che al 1927 apparteneva alla provincia dell’Aquila. Il furto è stato messo a segno domenica, quando tutti i religiosi stavano seguendo la visita pastorale di Papa Francesco. Una sortita, quella dei ladri, che ha causato innanzitutto danni alle strutture del convento di via Borgo Rivera affidati ai frati Cappuccini. Ignoti si sono infatti introdotti nell’edificio scardinando la finestra di un bagno, dopo aver tentato di forzare una porta. Hanno passato in rassegna quasi tutte le stanze, da dove hanno portato via solo soldi, tralasciando ad esempio computer od oggetti d’arte che potevano essere ricettati. Si sospetta perciò che possa trattarsi di balordi che dovevano “risolvere la giornata”, anche se non si può escludere completamente il furto su commissione a beneficio di chi può avere interesse a impossessarsi di testi antichi. Alla fine i ladri si sono appropriati dei manoscritti di San Giuseppe conservati in una cassaforte non a muro, che è stata forzata. Il danno “intellettuale” è pressoché inesistente, visto che i testi erano stati digitalizzati e in gran parte sono stati anche pubblicati. È però grande il valore affettivo che ha per i frati questo materiale risalente ai primissimi anni del XVII secolo, che li hanno conservati scrupolosamente fino a due giorni fa. Ieri in convento è anche arrivata la polizia per fare dei rilievi, e in precedenza era stata formalizzata ai carabinieri la denuncia del furto dei manoscritti e delle somme in denaro, per lo più offerte di fedeli. «Il valore intrinseco non è tanto», spiega padre Luca, «ma è inestimabile quello che ha per noi e per la storia del nostro ordine. Prego i ladri affinché li restituiscano. Ora ci preoccupa il fatto che vadano persi per sempre solo perché, chi li ha rubati, non sapendo come trarne profitto, li getti nel primo posto che capita».
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