«Sono separata e ho una figlia, lo stipendio per noi è la vita»
L’AQUILA. «Sono separata e ho una figlia di 14 anni. Viviamo nel Progetto Case e dipendiamo dal mio stipendio. Perdere questo lavoro, per me, significherebbe ritrovarmi in mezzo a una strada».Tamara...
L’AQUILA. «Sono separata e ho una figlia di 14 anni. Viviamo nel Progetto Case e dipendiamo dal mio stipendio. Perdere questo lavoro, per me, significherebbe ritrovarmi in mezzo a una strada».
Tamara Celi ha 44 anni e lavora nel call center Inps dal 2011. Rsa della Cgil, è una dei dipendenti del Consorzio Lavorabile, uno di quelli più a rischio. Il Consorzio, infatti, ha operato in subappalto ed è costituito da una società e due cooperative. Ma mentre i dipendenti della società vennero assunti, a suo tempo, con il contratto nazionale delle telecomunicazioni, a quelli delle cooperative è stato applicato, in questi anni, il contratto delle cooperative sociali e ciò ha determinato importanti differenze contrattuali, economiche e normative tra lavoratori che, di fatto, svolgevano le medesime mansioni.
«Il vero problema», spiega Tamara Celi, «è che Comdata è decisa a mantenere i dipendenti delle cooperative in subappalto e con la stessa tipologia di contratto, ponendo una condizione ricattatoria e cioè che i lavoratori delle cooperative, per essere riassorbiti, dovranno essere anche soci. Il che significherebbe, per loro, rinunciare a tutta una serie di tutele e diritti, come, per esempio, l’articolo 18». (r.c.)
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