SULMONA
«È molto provata. Alterna momenti di serenità ad angoscia. Non è sola e tutte le detenute sono con lei». È la garante regionale dei detenuti Monia Scalera a descrivere lo stato d’animo di Valentina D’Acunto, rinchiusa dalla notte di domenica nel carcere di Teramo con l’accusa di aver sequestrato le figlie di 12 e 16 anni assieme al compagno e al padre che si trovano nel carcere di Sulmona.
Per Valentina, il chiodo fisso è rivedere le sue ragazze. Lo ha detto alla garante regionale Scalera e lo continua a ripetere alle compagne detenute riunite nella sala tv. «Vedono insieme tutti i telegiornali e le trasmissioni televisive. Ma le detenute sono tutte con lei», conferma Scalera che ha voluto incontrarla di persona per verificare le condizioni. La garante definisce la donna come «provatissima», ma sottolinea che «ha tanta solidarietà attorno» ed è «circondata dalle altre detenute che la supportano e non la lasciano mai da sola». «Quando ci sono nuovi arrivati, introdotti all’improvviso in carcere, la situazione va assolutamente monitorata», sottolinea Scalera, «la mia idea è che non abbia contezza della gravità dei fatti che le vengono contestati. Mi ha chiesto “mi aiuti come può, se può, faccia tutto quello che può, mi aiuti. Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro e loro vogliono stare con me”», racconta Scalera uscendo dal carcere di Castrogno. Un penitenziario difficile considerando che nei giorni scorsi una detenuta di 32 anni si è tolta la vita.
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Il padre delle ragazzine Stefano Di Giacinto nel frattempo rompe il silenzio e rivela il colloquio che ha avuto con Alysia lo scorso 22 maggio. Lo ha fatto dopo aver sentito le dichiarazioni rese dalla sua ex suocera, secondo la quale «i buoni stanno dentro e i cattivi fuori»: «Mia figlia aveva chiesto ai servizi sociali di potermi incontrare. Non voleva che lo sapessero né la sorellina né la madre. Dopo sei anni e mezzo ci siamo rivisti. Ci sono stati abbracci, carezze, lacrime. Mi ha chiesto scusa per tutto quello che era accaduto e mi ha detto che era stata condizionata e guidata nei suoi comportamenti», racconta il genitore. Un incontro durato oltre due ore, alla presenza della curatrice delle minori, dell’assistente sociale e del fidanzato della ragazza. «È stato il momento più bello della mia vita. Ho sognato quelle due ore per anni. Poi mi è crollato di nuovo il mondo addosso, ma non mi arrendo», conclude Di Giacinto. Parole destinate ad alimentare ulteriormente il dibattito su una vicenda che, dopo il ritrovamento delle due ragazze, si sta progressivamente spostando dalle ricerche sul territorio alle aule giudiziarie.
La storia delle due ragazzine va inquadrata nell’ambito di una forte conflittualità familiare. Non a caso il capo della procura di Sulmona Luciano D’Angelo, prima di dare impulso alle indagini, ha chiesto gli atti del divorzio per esaminare il contesto. Con sentenza del 28 maggio scorso, i giudici hanno pronunciato la decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti della madre, Valentina D’Acunto, confermando il collocamento delle due ragazze nella comunità educativa dell’Alto Sangro e respingendo la richiesta della donna di riportarle nella propria abitazione. Dagli accertamenti sarebbe emerso un comportamento definito dai giudici come caratterizzato da «condotte manipolative e disfunzionali», tali da compromettere il corretto equilibrio delle minori.
Particolarmente severa la valutazione del tribunale sul rapporto tra la donna e l’ex compagno: secondo i giudici, la madre avrebbe manifestato una «pervicace opposizione» alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre, ostacolando sistematicamente gli incontri protetti predisposti dagli operatori e alimentando nelle ragazze un forte conflitto di lealtà. La sentenza ha invece revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, che nei mesi precedenti era stato coinvolto in un procedimento penale per presunti abusi, scaturito dalle dichiarazioni della figlia maggiore. Quel fascicolo era stato però archiviato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, dopo che gli approfondimenti avevano evidenziato una condizione di particolare vulnerabilità e suggestionabilità della minore. Pur restituendo al padre la piena responsabilità genitoriale, il tribunale di Cassino ha disposto che le due ragazze restino affidate ai servizi sociali per 24 mesi.