Sorpresi al rave party: in otto davanti al giudice

Raiano, nel 2017 in trecento occuparono per 2 giorni un’ex fabbrica di ceramiche Cominciato il processo per danneggiamento, nessuno degli imputati è abruzzese
RAIANO. Ne hanno “pizzicati” 8 a fronte degli oltre 300 partecipanti che nell’ottobre del 2017 occuparono per due giorni un capannone dismesso del nucleo industriale di Raiano per una rave party. Sono accusati di aver forzato le serrature e aperto i cancelli dell’ex fabbrica di ceramiche Saba di Raiano per organizzare il rave party di Halloween. Lunedì scorso, per le otto persone, di età compresa tra i 25 e i 46 anni, tutte provenienti da fuori regione, è iniziato il processo. Una prima udienza, a distanza di oltre cinque anni dai fatti contestati, davanti al giudice monocratico per rispondere dei reati di deturpamento e imbrattamento di cose altrui e danneggiamento. Si tratta di Valerio Maturi, 29 anni di Roma, Luis Alejandro Frau, 35 anni originario del Cile, Anna Lisa Concas, 26 anni di Bremen, Roberto Verardi, 46enne di Ventimiglia, Diego Schatta, 42 anni di Genova, Giulia Merlo, 26enne di Cirié in provincia di Torino, Luigi Acciari 40 anni di San Benedetto del Tronto e Matteo Carnesecchi, 35 anni di Frosinone. I fatti, come detto, risalgono al 31 ottobre 2017, quando 300 persone provenienti da tutta Italia si ritrovarono nel nucleo industriale di Raiano per dare vita al rave di Halloween: hanno ballato tutta la notte, concedendosi, secondo i carabinieri della compagnia di Sulmona, anche qualche eccesso (ma non fu trovata traccia di sostanze stupefacenti). La zona era stata presidiata dalle forze dell’ordine che sin delle prime ore del mattino seguente all’arrivo della marea di gente in Valle Peligna, avevano attivato posti di blocco all’ingresso del paese e all’uscita dei cancelli dell’ex fabbrica di ceramiche. Una scelta che consentì di identificare buona parte dei partecipanti al Rave, alcuni dei quali arrivati anche dall’estero.
Davanti alle domande dei carabinieri, alcuni dei partecipanti all’iniziativa si giustificarono spiegando che, in realtà, si trattava di una protesta contro l’amianto che ricopriva buona parte dei capannoni del nucleo industriale.
Nel corso delle indagini preliminari i carabinieri hanno esaminato le diverse posizioni delle persone presenti, per poi individuare gli otto finiti ora davanti al giudice. Lunedì si è tenuta la prima udienza del processo. (c.l.)
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