Sostegni agli sfollati, in 400 non avevano diritto al contributo

Verifiche su seimila famiglie rimaste senza casa nel 2009 Il Comune: «Un atto dovuto per ristabilire la legalità»
L’AQUILA. In seimila erano sospettati di aver percepito indebitamente il contributo per l’autonoma sistemazione dopo il terremoto del 2009. Tra questi, quattrocento avrebbero effettivamente ricevuto più soldi del dovuto: è quanto emerge dagli accertamenti commissionati dal Comune dell’Aquila alla Assoservizi quattro mesi fa. Perciò l’amministrazione presenta ora il conto, a chi per poche decine di euro a chi per diverse migliaia. «Un atto dovuto» lo definisce l’assessore Paola Giuliani, sottolineando «che l’amministrazione è tenuta a fare per ristabilire la legalità». La richiesta, arrivata tramite raccomandata a circa 400 nuclei familiari, quindi non sarebbe altro che una questione di giustizia, perché non tutti avevano diritto a ricevere quel contributo.
I fondi, distribuiti già nei giorni immediatamente successivi alla terribile scossa del 6 aprile 2009, erano destinati a chi si era ritrovato con la casa inagibile, ma che aveva preferito optare per soluzioni diverse dalla sistemazione in albergo o, successivamente, nelle “new town” tirate su dal Governo nazionale. I contributi potevano arrivare fino a 400 euro, variando a seconda del numero di componenti della famiglia o della presenza di anziani e portatori di handicap. Una misura necessaria per alleggerire il non facile compito delle strutture governative di reperire alloggi per chi, dall’oggi al domani, si era trovato senza un tetto sulla testa.
Il contributo per l’autonoma sistemazione è rimasto in vigore fino al 2015. In ogni caso cessare nel momento in cui ad esempio, chi aveva subito danni lievi alla propria abitazione, doveva ripararla entro sei o sette mesi. Come pure non aveva più diritto a riceverlo chi nel frattempo aveva trovato un’altra sistemazione “ufficiale”, come la concessione di un alloggio pubblico, oppure poteva godere di una casa in comodato d’uso. Non tutti però avrebbero comunicato di non avere più diritto a questa forma di sostegno. Una questione non di ieri, visto che il Comune già tra il 2015 e il 2020 aveva portato avanti una serie di controlli per stanare i “furbetti” dell’autonoma sistemazione: i controlli in questo caso hanno portato al recupero di circa tre milioni di euro.
Di qui il nuovo giro di vite sul recupero di aiuti percepiti indebitamente, che in molti casi potrebbero anche essere arrivati per difetti di comunicazione, dimenticanze o inghippi burocratici. Di certo a Palazzo Fibbioni è arrivato anche l’input della Corte dei conti, che ha dato slancio alle ulteriori verifiche su ulteriori seimila posizioni: in teoria un danno erariale per il Comune.
Che la questione in alcuni casi possa vere strascichi giudiziari appare scontato, visto che ricorsi sono già stati annunciati, in particolare facendo leva sulla prescrizione per il tempo trascorso dalla presunta percezione senza averne diritto. L’amministrazione comunale, dal canto suo, ha tuttavia manifestato la volontà di andare in contro ai destinatari degli avvisi: viene ipotizzata la rateizzazione per la restituzione delle somme non dovute, come pure la possibilità di verificare caso per caso, con chi lo richiedesse, l’effettivo fondamento delle ingiunzioni di pagamento.
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