Spaccio nei cantieri, 93 anni di carcere

Dieci condanne e un’assoluzione. Tra i clienti soprattutto operai della ricostruzione, ma anche studenti e professionisti
L’AQUILA. Decine di migliaia di operai edili giunti all’Aquila per ricostruirla e un esercito di studenti che man mano tornavano a popolare la città universitaria dopo il terremoto del 2009: tra di loro – ma anche tra i professionisti, come le indagini hanno ricostruito – la banda cercava clienti a cui vendere eroina, metadone, cocaina e hascisc. Un giro illecito nato intorno al post-sisma, quindi, che gli inquirenti sgominarono otto anni fa e che nei giorni scorsi è stato colpito da condanne durissime, al termine del processo di primo grado nel tribunale dell’Aquila: sono quasi 93, infatti, gli anni di carcere inflitti complessivamente dai giudici a dieci persone accusate di essere componenti del gruppo. Per la maggior parte sono aquilani, ma anche residenti nel circondario e stranieri.
In quattro sono stati condannati per associazione per delinquere finalizzata alla piccola attività di spaccio: 8 anni di reclusione a Tiziano Panepucci, 7 anni e 10 mesi all’albanese Enver Fusha, 5 anni e 5 mesi a Massimo Taddei e 3 anni e mezzo alla rumena Irina Minidora Popescu.
Per detenzione ai fini di spaccio, invece, sono stati condannati a 6 anni e 10 mesi Pierpaolo Romano, a 6 anni il marocchino Joussef Bya, a 3 anni e 11 mesi Alessandro Biasini, a 2 anni e 10 mesi Luca Zungaro, a 2 anni e 7 mesi a Giovanni Catena e a 2 anni il macedone Kurtisi Vasfi. Assolto, invece, Ivano Circi.
Gli arresti risalgono al 2015, quando scese in campo la Sezione narcotici della squadra mobile della questura, sotto il coordinamento della procura distrettuale Antimafia con il sostituto procuratore Stefano Gallo. Gli inquirenti individuarono il covo della banda a Paganica, in una casa danneggiata dal sisma e inagibile. Ma la droga, come ricostruito, arrivava all’Aquila da Roma (l’eroina e il metadone) e da Avezzano (la cocaina e l’hascisc). Furono sequestrati ingenti quantità di sostanze stupefacenti, che venivano smerciate in una serie di punti della città, in centro come nelle periferie. Furono decisive le intercettazioni per ricostruire il giro d’affari del gruppo e la rete di clientela, che toccava fasce diverse della popolazione aquilana. (c.s.)
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