Sparatoria fuori dalla discoteca: arrivano altri avvisi di garanzia

6 Settembre 2023

Sono due e riguardano persone vicine a padre e figlio finiti in carcere, a inchiodarli alcuni testimoni Sarà decisivo l’esito delle analisi del Ris sui tre proiettili inesplosi raccolti nel piazzale del locale 

AVEZZANO. Altri due avvisi di garanzia per la sparatoria davanti alla discoteca The Ship di via Cavour, episodio avvenuto la notte tra sabato 19 e domenica 20 agosto. Si tratta di due uomini sui quali si stanno svolgendo degli accertamenti. Almeno uno potrebbe essere il terzo che i carabinieri stanno cercando da giorni e che avrebbe attivamente partecipato alla spedizione. A inchiodarli alcuni testimoni. Nella sparatoria è rimanere ferito da un colpo di pistola un addetto alla sicurezza, C.Z., 39 anni, albanese.
In carcere, con l’accusa di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi in concorso, sono già finiti Claudio Morelli, 48 anni, detto Peppe lo scuro, e suo figlio Manuel Morelli, 26enne, conosciuto anche come Manuel Spinelli, di Avezzano, appartenenti alla locale comunità rom. Entrambi, assistiti dagli avvocati Raffaele Mezzoni, Massimo Mercurelli e Marco Scimia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Titolare del fascicolo d’inchiesta è il pubblico ministero Luigi Sgambati che coordina le indagini dei carabinieri. Non è escluso che nelle prossime ore possano essere emesse delle misure cautelari a carico degli altri due sospettati. Secondo i testimoni, le pistole spuntate sarebbero state almeno quattro, ma le armi estratte all’esterno della discoteca non sono state trovate, nonostante le perquisizioni effettuate dai militari.
Intanto, c’è attesa per l’esito degli esami balistici in corso sui tre proiettili inesplosi repertati dai carabinieri. Al momento si sa solo che appartengono ad armi di diverso calibro. Saranno gli specialisti del Ris di Roma a stilare una dettagliata relazione sui reperti e a consegnarla al sostituto procuratore Sgambati. I testimoni parlano di quattro armi e almeno sei o sette colpi esplosi, di cui uno andato a segno. Le indagini, per ora, proseguono serrate su vari fronti. Mentre si continua a cercare il nascondiglio delle pistole, si scava anche sul movente. Si segue la pista del regolamento di conti per vecchie ruggini tra alcuni esponenti della locale comunità rom e alcuni dipendenti di origini albanesi dell’agenzia che si occupa di sicurezza in diversi locali della Marsica. (f.d.m.)
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