«Sparite in tribunale le targhe in ricordo dei magistrati eroi»

29 Marzo 2016

Protestano i parenti dei due giudici uccisi dai nazifascisti: «Il palazzo è stato inaugurato ma le lapidi non ci sono»

L’AQUILA. Fino a prima del sisma due targhe commemorative in ricordo dei magistrati uccisi dai nazifascisti, Pasquale Colagrande e Mario Tradardi, campeggiavano nel palazzo di giustizia e ogni 25 aprile erano al centro delle numerose cerimonie per la Liberazione.

Il palazzo di giustizia è stato riaperto e si è cercato nei limiti del possibile, di renderlo il più possibile simile a come era prima. Ma qualcosa manca. «Mi dispiace constatare», dice l’avvocato Angelo Colagrande, nipote di una delle due vittime della guerra di Liberazione, che si fa portavoce anche dei familiari di Tradardi, «che dopo sei mesi dalla riapertura del palazzo di giustizia, dopo la ristrutturazione, nessuno abbia pensato di ricollocare le targhe commemorative dove sono state per tanti anni. Probabilmente si trovano in un deposito di Avezzano e sarebbe il caso di ritrovarle e riporle più o meno dove si trovavano prima possibile. Una dimenticanza che nuoce alla città intera».

Ma vediamo chi sono questi due personaggi.

Poco dopo la caduta del fascismo Colagrande si affrettò a recarsi di persona alle carceri di Ferrara, città dove lavorava come pm, ordinando la scarcerazione di tutti i detenuti politici che vi erano trattenuti. Questo suo gesto non fu dimenticato dai fascisti ferraresi che, un mese dopo l'armistizio, arrestarono il procuratore insieme con altri resistenti. Rinchiuso in carcere, Colagrande rifiutò di evadere secondo la proposta che gli aveva fatto il direttore della prigione che, tenendo in considerazione il ruolo del magistrato, avrebbe chiuso un occhio. «Salvarsi? O tutti o nessuno» rispose il prigioniero che, nella notte tra il 14 e il 15 novembre fu fucilato dai repubblichini, davanti al Castello estense di Ferrara, dove una lapide lo ricorda con i suoi compagni di martirio. Eroico anche Mario Tradardi, il giudice partigiano, di Foligno, che fu procuratore all’Aquila, amico di Colagrande, caduto combattendo contro i tedeschi sulla linea Gotica. A entrambi, comunque, sono state intitolate delle strade all’Aquila.

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