Spatuzza torna libero Dagli omicidi alla fede grazie a Molinari

Il mafioso fu confessato anche dall’arcivescovo emerito Il periodo all’Aquila fondamentale per il suo cambiamento
L’AQUILA. La notizia è di questi giorni: il pentito di mafia Gaspare Spatuzza, 59 anni, dei quali 26 trascorsi tra carcere e domiciliari, ha ottenuto la liberazione condizionale. Per altri cinque anni dovrà osservare alcune prescrizioni come non frequentare pregiudicati o non uscire dalla provincia in cui abita senza prima essere autorizzato. I magistrati hanno ritenuto che l’ex boss mafioso, oltre ad aver dato un contributo fondamentale alle indagini su Cosa Nostra, sia una persona completamente diversa dal criminale arrestato nel 1997. In questo percorso di cambiamento decisivo è risultato il periodo in cui Spatuzza è stato rinchiuso nel carcere le Costarelle dell’Aquila dove, fra il 2008 e l’inizio del 2009, ebbe colloqui con il cappellano dell’epoca, don Massimiliano De Simone e con l’arcivescovo dell’Aquila – oggi emerito – monsignor Giuseppe Molinari. Con Molinari c’è stato anche uno scambio epistolare. Della vicenda della conversione religiosa di Spatuzza in passato si è parlato spesso sulla stampa. Il boss ha anche chiesto più volte perdono per i crimini commessi quando era un boss della mafia. Del ruolo avuto – nel cambiamento umano e spirituale dell'ex boss – dall’arcivescovo emerito Giuseppe Molinari, da don Massimiliano De Simone e da un sacerdote ascolano, padre Pietro Capoccia, si parla diffusamente in un libro pubblicato non molto tempo fa dal titolo “A colloquio con Gaspare Spatuzza. Un racconto di vita, una storia di stragi” scritto dalla sociologa Alessandra Dino, che racconta dei suoi incontri in cella con l’ex boss. Don Massimiliano De Simone, parroco aquilano, ebbe per circa otto mesi colloqui frequenti con Spatuzza. Il sacerdote parlò, in una intervista televisiva e in riferimento all’ex boss, di «conversione autentica», di «colloqui lunghi, ogni volta di circa tre ore» e di «dialoghi intensi, spesso interrotti dal pianto». Spatuzza ha parlato anche pubblicamente del percorso spirituale che lo ha poi indotto a collaborare con la giustizia. «Ha avuto un ruolo determinante l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari. Mi ha confessato e con lui ho parlato due o tre volte», disse anni fa lo stesso boss che poi nelle Marche si iscrisse all’Istituto superiore di Scienze religiose e aveva superato anche alcuni esami. Spatuzza, ex boss di Brancaccio, è stato riconosciuto come parte del commando degli esecutori materiali dell’omicidio del Beato don Pino Puglisi il 15 settembre 1993. È stato condannato inoltre perché ritenuto responsabile di molti altri omicidi. Le sue rivelazioni hanno consentito di istruire un nuovo processo sulla strage di via D’Amelio e sui depistaggi sull’inchiesta per l’uccisione di Paolo Borsellino.
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