Spese condominiali, la beffa: si pagano, non si riscuotono

Gli oneri di competenza comunale sulle case equivalenti sono regolarmente saldati ma è ormai lievitato a oltre venti milioni di euro il credito su progetti Case e Map
L’AQUILA. Il Comune paga gli oneri condominiali ma non riesce a riscuoterli. Si potrebbe sintetizzare così la paradossale situazione in cui si trovano le casse pubbliche. Infatti, come noto, il Comune dell’Aquila con i solleciti inviati a fine giugno (che dovrebbero essere stati regolarizzati entro fine agosto) ha chiesto a migliaia di inquilini di piano Case e Map di pagare il cosiddetto «canone di compartecipazione per le spese condominiali» insieme ai consumi di gas e quant’altro. I pagamenti, per anni, non sono stati richiesti e quando il Comune si è mosso si è trovato di fronte a una situazione talmente intricata che il rischio di fare un buco nell’acqua è qualcosa di più che una mera possibilità.
L’unica cosa certa è che il “credito” ammonta a oltre 20.000.000 di euro, anche perché il Comune i fornitori dei servizi li paga con fondi propri (cioè di tutti gli aquilani).
Ma al danno si aggiunge la beffa. Infatti – come emerge da decine di determine che vengono pubblicate sull’albo pretorio – l’Ente pubblico le spese condominiali di sua competenza (che ammontano ormai a centinaia di migliaia di euro) le paga e come.
Ma quali sono le spese di competenza comunale? Sono quelle che derivano dal possesso di decine e decine di appartamenti che il Comune ha avuto in proprietà attraverso la discussa norma post sisma sulla casa equivalente. Gli amministratori di condominio (dove ci sono anche alloggi del Comune) a scadenze periodiche chiedono all’Ente il pagamento degli oneri e gli Uffici competenti puntualmente liquidano. Beffa nella beffa: mentre gli alloggi del Case e dei Map sono abitati, gli appartamenti passati di proprietà comunale sono in gran parte vuoti. Se a questo si aggiunge che lo Stato ha tirato fuori centinaia di milioni di euro per pagare (due volte) le abitazioni equivalenti (una volta per dare i soldi al proprietario per la casa nuova e un’altra per ricostruire la casa vecchia) si ha l’idea di uno spreco “legale” di soldi che non fa “scandalo” solo perché è un andazzo che conviene un po’ a tutti.
Uno dei motivi dell’enorme credito che il Comune ha nei confronti degli inquilini del piano Case nasce anche dal fatto che sin dal 2011 fu fatta cadere la proposta fatta dalla Protezione civile di far gestire le “piastre” del Case da amministratori come quelli che si occupano dei condomini privati. In quel modo il Comune avrebbe avuto un interlocutore ben preciso e non migliaia di inquilini “evanescenti”. La proposta nel 2011 fu accolta ma pochi mesi dopo rinnegata. Oggi quindi gli amministratori dei condomini semiprivati (nel senso che c’è dentro anche il Comune come proprietario di alcuni alloggi) chiedono e ottengono i pagamenti. Il Comune per Case a Map, come si dice con una frase fatta “va ancora cercando Maria per Roma”.
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