Spogliato e perquisito a 13 anni: «Esclusi gli abusi dei poliziotti»

27 Novembre 2022

Il giudice ha archiviato l’inchiesta. Il ragazzino venne fermato in piazza Garibaldi durante la pandemia Tutto era nato dopo la denuncia della madre contro 5 agenti. Nessuna ombra sul commissariato

SULMONA. Nessuna umiliazione e nessun abuso commessi dall’ex dirigente di polizia Antonio Scialdone e dai suoi agenti nel corso della perquisizione eseguita su un minore di 13 anni negli uffici del commissariato di via Sallustio. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona che, accogliendo la richiesta di archiviazione della procura e respingendo l’opposizione della famiglia del ragazzo, ha posto la parola fine ad una storia che ha fatto tanto parlare e ha messo in discussione le modalità con cui venivano eseguite le perquisizioni nel commissariato.
A presentare l'esposto contro quattro poliziotti e il loro capo era astata la madre del ragazzo che, dopo aver ascoltato il racconto del figlio, si era recata dall’allora procuratore capo Giuseppe Bellelli chiedendo di far luce sulla vicenda. Il procuratore aprì un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati un solo poliziotto, quello che avrebbe materialmente eseguito la perquisizione.
I fatti risalgono al 14 febbraio del 2021, in piena pandemia. Il minore, ora 15enne, era stato fermato da una pattuglia della polizia di Stato nei pressi di piazza Garibaldi, dove si trovava con un gruppo di amici, nell’ambito dei controlli disposti per contrastare la diffusione del contagio e lo spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto tra i giovanissimi. Dopo i primi accertamenti sul posto da parte degli agenti, il ragazzo era stato condotto nei locali del commissariato per procedere a controlli più approfonditi. All'epoca dei fatti, come detto, il commissariato era guidato dal vice questore aggiunto Antonio Scialdone che, secondo il racconto del ragazzo, avrebbe partecipato in prima persona alle verifiche. Pensando che il giovane potesse nascondere la sostanza stupefacente nel suo corpo, i poliziotti l’avrebbero invitato a spogliarsi fino a rimanere nudo.
Tutto questo alla presenza del fratello maggiore, mentre il loro avvocato stava riempiendo questionari in un’altra stanza. Nel corso della perquisizione il fratello del minore si sarebbe opposto ai metodi di perquisizione utilizzati dalla polizia. La perquisizione diede esito negativo e tornati a casa i due fratelli raccontarono tutto alla madre, la quale, il giorno dopo, si recò al terzo piano del palazzo di giustizia di piazza Capograssi per denunciare il presunto abuso di cui sarebbe stato oggetto il figlio.
Una vicenda che provocò tanto rumore gettando un'ombra sul commissariato di Sulmona, tanto che l'allora deputata aquilana Stefania Pezzopane presentò un'interrogazione parlamentare chiedendo di far luce sull'episodio. Ora, a quasi due anni dai fatti, e nonostante l'opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione proposta dalla procura, il Gip ha scritto la parola fine alla questione.
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